L'attacco è arrivato

Hamas è già in Iran: ha scelto moschee, ospedali e scuole per replicare i “martiri civili” di Gaza

di Marco Del Monte - 28 Febbraio 2026 alle 09:39

In questi giorni gli Stati Uniti hanno accerchiato l’Iran con il più importante schieramento di mezzi e uomini che non si vedeva dalla prima guerra del Golfo (2 agosto 1990-28 febbraio 1991), conducendo al contempo delle trattative diplomatiche. I musulmani – per loro credo – usano la taqyya (ovvero la menzogna rituale) e trattano sempre con questo retropensiero (e chi non ci crede si riguardi Lawrence d’Arabia o la storia di Gordon, magistralmente interpretato da Charlton Heston nel film Khartoum).

L’attacco ora è arrivato. Gli americani – che possiedono dei satelliti dai quali possono vedere un ago in un pagliaio – dovrebbero sapere che i genieri di Hamas sono in Iran da un bel po’ a scegliere moschee, ospedali, scuole per replicare e anzi moltiplicare i morti civili di Gaza. Sta per scoppiare un’altra “guerra di Gaza”. Sono di nuovo di fronte Hamas (punta di diamante dell’Iran e non più soltanto suo proxy) e Israele. Ora va evitato un altro testa-coda, per non dare ampio spazio sui media a questa pratica assassina.

Dal 7 ottobre 2023 in poi, Israele è finito nel mirino di un’offensiva mediatica senza precedenti, al cui confronto impallidisce lo stesso fatto in sé, cioè il pogrom. Lo stesso giorno è partita un’ondata di odio antiebraico a tutti i livelli, sostenuta da una propaganda martellante che ha ottenebrato le menti occidentali e di cui non si intravede la fine. Sono due anni e mezzo che tutti gli stereotipi antigiudaici sono stati riesumati e sono andati a riempire ogni spazio della comunicazione tra i popoli: ogni nota che esce da Gaza ha una risonanza planetaria, e non esiste più niente al mondo oltre quel francobollo di terra. Le formazioni israeliane sportive e non sono rifiutate dovunque, e in ogni occasione vengono fischiate e fatte oggetto di assalti cruenti, come è successo in Olanda e nella nostra città una volta fulcro di cultura, Bologna la dotta.

Questa campagna mistificatoria non è stata montata in un giorno e non ha niente di spontaneo, ma si è insinuata nei cuori prima che nelle menti dell’Occidente. Metastasio cantava che “la calunnia è un venticello…”, mentre quest’ondata senza fine è un tornado che cresce di giorno in giorno. Come un fuoco che si propaga e diventa una catastrofe, sta distruggendo l’immagine di Israele e degli ebrei. Il fertilizzante è ricavato dai morti civili caduti sotto le bombe israeliane che li hanno scovati nelle moschee, nelle chiese, negli ospedali, negli asili nido, nelle scuole, dove Hamas ha montato le sue sale di comando e le sue postazioni missilistiche.

Per non subire conseguenze letali provocate da un attacco missilistico è stato “inventato” un sistema chiamato Iron dome, basato sul terzo principio della dinamica, cioè quello chiamato “azione e reazione”; ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Di ogni missile lanciato vengono disegnati in tempo reale punto di partenza e punto d’arrivo, per cui dalla difesa partono due missili: uno che va a intercettare il missile partito e l’altro va a colpire il punto di lancio. Il tutto avviene in automatico. Come nelle arti marziali orientali, però, Hamas (che aveva bisogno di tanti morti civili, come da lui stesso dichiarato) ha sfruttato questa forza dell’avversario ai suoi danni e l’effetto si sta vedendo e subendo.

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