Hamas perde alle elezioni: svolta a Gaza? Ma la Flotilla tira dritto e torna in mare
di Marco Del Monte - 28 Aprile 2026 alle 11:23
È appena passato il 25 aprile, che quest’anno ha detto molte verità scomode per tutti: ognuno ora deve saper portare il suo fardello di responsabilità. Il problema di noi italiani è che non ci meritiamo, nel senso che avremmo tutte le possibilità di essere una Nazione (vera), come dice la Presidente del Consiglio, mentre facciamo di tutto per rimanere un paesucolo liso e strappato. C’è, poi, una “crasi” netta tra la popolazione e chi ci rappresenta in Parlamento; ho usato la parola greca “crasi” al posto di “frattura”, perché c’è un senso: la “crasi” in effetti non è fisica, ma si applica alle parole, ai discorsi. Insomma, è un’immagine immateriale, mentre la frattura è materiale e corporea. Tra la casta degli onorevoli e il popolo, cioè, si è interrotto il discorso, e quanto è successo a Roma e a Milano il 25 aprile lo dimostra inequivocabilmente.
La ricorrenza, nata come Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ricorda la vittoria degli americani, che liberarono l’Italia; gli attori erano, appunto, i soldati americani, quelli polacchi, i canadesi e gli inglesi, al seguito dei quali ultimi c’era la Brigata Ebraica. Gli sconfitti erano i nazifascisti, che in Giordania disponevano di una “divisione” chiamata “Wafen-SS Habdschar”, che combatté a fianco dei tedeschi. Ecco qual è la storia stravolta, che, tra l’altro, ha visto l’assenza quasi totale della bandiera italiana sostituita da quella palestinese, che ha gli stessi colori (bianco, rosso e verde) listati a lutto.
I partiti di opposizione hanno fatto a gara per occultare la verità, che oggi vedrebbero volentieri archiviata come un incidente, tra l’altro (secondo loro) da addebitare alle vittime delle aggressioni. Abbiamo cioè assistito allo sfilare dell’oppressore di allora e alla ritirata di chi all’epoca lo cacciò. A questo stato di cose, purtroppo, hanno contribuito, senz’altro involontariamente, le massime istituzioni dello Stato, che sono state presenti soltanto alla cerimonia della deposizione di simboli al monumento al Milite ignoto a Roma in Piazza Venezia. Gli antagonisti, perciò, hanno avuto campo libero; fatto che potrebbe essere interpretato come una tacita approvazione per continuare questo delirio di falsità.
Nelle stesse ore sono arrivate in Sicilia le imbarcazioni della nuova Flotilla, che vuole provare di nuovo a portare viveri e aiuti a Gaza, di cui, per altro, non si sente più parlare. I rappresentanti di questa nuova “crociera” nel Mediterraneo saranno pure ricevuti nella sede del terzetto (a quattro rappresentanti) presso la Camera dei Deputati. L’intento, ovviamente, è quello di rafforzare l’idea di Israele Stato oppressore che affama la popolazione di Gaza e impedisce agli aiuti di entrare. Questa narrazione si scontra miseramente con la realtà, perché in questo momento a Gaza non vola una mosca e gli aiuti non mancano, anche perché i valichi di Rafah e Keren Shalom funzionano quasi a regime.
Ma c’è di più, perché finalmente – dopo quasi vent’anni – a Gaza e Cisgiordania si sono svolte delle elezioni, anche se solo municipali, ovvero amministrative. Premesso che il buon andamento delle stesse è dovuto alla presenza dell’esercito israeliano, si sta trascurando (ad arte..?) un fatto importantissimo: Hamas ha perso in tutti e due i luoghi, e questo potrebbe portare a intavolare dei colloqui veri; d’altro canto, in Libano è la stessa cosa, perché l’unico attore che si oppone ai colloqui di pace è Hezbollah. A che serve la Flotilla, dunque, se non a ingenerare nuove tensioni? Gli Stati europei dovrebbero, a questo punto, bloccare questi signori, se non altro per evitare loro di commettere qualche sciocchezza. Nel nostro Paese abbondano i “consigliori”, e quindi c’è da temere che quest’atto di buon senso non sarà esercitato. Ci perdoni il buon Fabrizio De André se gli prendiamo a prestito dei versi tratti da Bocca di rosa: “Si sa che la gente dà buoni consigli/sentendosi come Gesù nel Tempio/si sa che la gente dà buoni consigli/se non può più dare cattivo esempio”.