Herzog concede la grazia a un soldato dell’IDF che nel 2016 uccise un terrorista palestinese, in un caso che aveva diviso Israele

20 Settembre 2026 alle 16:23

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha concesso sabato sera la grazia all’ex soldato delle Forze di difesa israeliane (IDF) Elor Azaria, quasi un decennio dopo la sua condanna per omicidio colposo per aver sparato mortalmente a un aggressore palestinese ferito a Hebron.

La grazia cancella di fatto la fedina penale di Azaria, che altrimenti sarebbe stata ripulita nel 2032.

Il caso risale al 24 marzo 2016, quando Abdel Fattah al-Sharif e Ramzi Aziz al-Tamimi al-Qasrawi accoltellarono un soldato israeliano a Hebron. Al-Qasrawi fu ucciso durante l’attacco, mentre al-Sharif rimase ferito. Azaria, all’epoca soccorritore militare della Brigata Kfir, arrivato sul posto con i rinforzi, sparò ad al-Sharif alla testa da distanza ravvicinata, dopo che quest’ultimo sembrava essere stato immobilizzato.

Herzog ha agito su raccomandazione del ministro della Difesa Israel Katz, che ha accolto la decisione definendola «giusta, umana e appropriata» in vista dello Yom Kippur. Katz ha affermato che Azaria aveva scontato la sua pena e «pagato un prezzo personale e familiare molto alto», aggiungendo che era arrivato il momento di permettergli «di lasciarsi il passato alle spalle, ricostruire la propria vita e costruire il proprio futuro».

«La concessione della grazia manda un messaggio importante ai soldati dell’IDF e alle loro famiglie: non abbandoniamo i nostri combattenti e non li lasciamo indietro», ha dichiarato Katz.

Anche il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha elogiato la decisione, affermando che, essendo una persona che dieci anni fa aveva manifestato in sostegno di Azaria, la decisione era per lui «molto emozionante e motivo di gioia». Ha chiesto al capo di stato maggiore dell’IDF di consentire ad Azaria di tornare al servizio militare, qualora lo desiderasse.

«La fedina penale non sarebbe dovuta esistere fin dall’inizio», ha dichiarato Ben-Gvir. «Elor, il popolo di Israele ti ama e sta al tuo fianco».

La Presidenza della Repubblica a Gerusalemme ha dichiarato che Herzog ha basato la sua decisione sul tempo trascorso dal caso, sul fatto che Azaria abbia completato la sua pena, sui cambiamenti intervenuti nelle sue circostanze personali e familiari e sul suo desiderio di eliminare gli ostacoli all’occupazione e «aprire una nuova pagina nella sua vita».

L’ufficio di Herzog ha affermato che Azaria aveva espresso rammarico per le conseguenze della vicenda e che, in una precedente richiesta di grazia presentata all’allora presidente Reuven Rivlin, aveva descritto a posteriori la sparatoria come un «errore operativo» che non avrebbe ripetuto.

Un tribunale militare condannò Azaria per omicidio colposo nel 2017, infliggendogli una pena di 18 mesi di carcere. L’allora capo di stato maggiore dell’IDF, il tenente generale Gadi Eisenkot, ridusse la pena a 14 mesi e successivamente una commissione militare per la libertà condizionale la ridusse ulteriormente. Azaria fu scarcerato nel maggio 2018, dopo aver scontato nove mesi di prigione.

Herzog ha dichiarato che la sua decisione non riapriva né metteva in discussione il procedimento davanti al tribunale militare, sottolineando che il processo di concessione della grazia «non è una corte d’appello» e non equivaleva a una rivalutazione della condanna.

Il caso è rimasto per anni un punto di forte tensione a livello nazionale in Israele: l’indagine, il processo, la sentenza e i successivi tentativi di ottenere la grazia hanno suscitato un’intensa attenzione pubblica e politica. È diventato uno dei casi militari più divisivi del Paese, riflettendo un dibattito più ampio, spesso lungo linee politiche di destra e sinistra, sull’etica militare, sulle regole d’ingaggio e sul modo in cui i soldati israeliani dovrebbero reagire agli attacchi palestinesi.

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