I graffiti dell’ignoranza
di Clelia Castellano - 7 Agosto 2026 alle 15:32
Ogni volta che compare l’ennesima scritta contro Israele c’è una cosa che mi lascia di stucco: l’ignoranza dei graffitari. Perché spesso queste scritte, anche bruttine dal punto di vista grafico (e talvolta sgangherate anche sul piano ortografico), spuntano in luoghi che sono stati resi fiorenti proprio dalla presenza ebraica.
L’ennesimo caso è quello basco, un territorio ricco di tradizioni indipendenti dalla matrice giudaica, ma che ancora oggi trae benefici indiretti dalla presenza ebraica. A pochi chilometri da quella scritta, infatti, il parco di Judimendi (Monte degli Ebrei, perché sorge dove un tempo si trovava l’antico cimitero ebraico) accoglie gratuitamente numerosi visitatori, attratti dalla rimarchevole varietà arborea e soprattutto dai numerosissimi eventi (teatro, danza, installazioni e performance artistiche, laboratori). E anche se non si paga un biglietto e molti eventi sono gratuiti, il flusso economico che si attiva, con le connesse opportunità di lavoro per gli attori coinvolti, è considerevole (senza contare il capitale intangibile legato al turismo e a tutto ciò che ne consegue).
Ennesimo schiaffo morale del retaggio giudaico a un’Europa ingrata: secoli dopo, da morti, gli ebrei producono ricchezza e momenti di vita e di svago per i contemporanei, i quali invece, vivi, imbrattano muri per scrivere di morte, fine e distruzione.
Chiaro che, carenze morali e incompetenze storiche a parte, i baschi non hanno il senso dell’umorismo né la lungimiranza necessaria a ricordare quanto fu decisiva, nelle loro terre, la presenza ebraica. Nei Paesi Baschi meridionali, Vitoria-Gasteiz (dove sorge il parco di cui sopra) ospitava una comunità fra le più attive, che, assieme a Balmaseda e Orduña, costituiva un importante centro di passaggio e commercio.
L’Hegoalde (il versante spagnolo dei Paesi Baschi) oggi mostra amnesia e un filo di ingratitudine verso quell’anima ebraica irriducibile, indipendente e libera, che era certo più vicina alla fierezza basca che allo spirito spagnolo, la cui ambizione al comando, fusa nei secoli successivi con la cattolicissima inclinazione che la storia ci ha tristemente tramandato, sarebbe sfociata nelle restrizioni e poi nelle espulsioni ben note.
Ma neppure il ricordo dell’Inquisizione, come macchina mortifera contro ogni divergenza, basta oggi ai divergenti e irriducibili baschi per sottrarsi al pensiero unico pro-Pal, che li ha confusi sino al punto di non cogliere le affinità fra le loro istanze di autonomia e quella sete di libertà di cui scrisse Herzl.
Così, ancora una volta, si invoca alla cieca la distruzione di quella terra antica e nuova senza la cui civiltà il Medio Oriente, e il mondo intero, sarebbero condannati, fra l’altro, a un’imperdonabile stupidità.