Il nemico dentro casa: così l’Iran recluta le spie in Israele per preparare attentati
di Paolo Crucianelli - 10 Aprile 2026 alle 11:27
Non è una spy story, o almeno non nel senso cinematografico a cui siamo abituati. Non ci sono agenti doppiogiochisti, valigette scambiate nei parcheggi o microfilm nascosti nei tacchi delle scarpe. C’è qualcosa di molto più semplice e, proprio per questo, più inquietante: ragazzi normali, reclutati online, pagati in criptovalute e trasformati progressivamente in strumenti operativi di un Servizio segreto nemico. Quello iraniano, e nel pieno di una guerra. Negli ultimi giorni sono emersi diversi casi che, messi insieme, disegnano un quadro che difficilmente può essere considerato episodico. Un 22enne di Haifa, Ami Gaidrov, è stato arrestato con l’accusa di essere stato reclutato dall’Intelligence iraniana. Secondo quanto reso noto, da mesi era in contatto con un handler iraniano e, in cambio di circa 70.000 shekel (meno di 20.000 euro) pagati in criptovaluta, aveva iniziato a svolgere compiti apparentemente marginali: fotografie del porto di Haifa, documentazione dei luoghi colpiti dai missili durante l’operazione militare. Nulla che, preso singolarmente, possa far pensare a un attentato.
È qui che il modello diventa evidente. Si parte da incarichi semplici, quasi innocui, che servono a testare l’affidabilità del soggetto. Poi si passa a qualcosa di più operativo. Nel caso di Gaidrov, l’evoluzione è stata netta: affitto di un appartamento trasformato in laboratorio e costruzione di esplosivi, filmata e inviata ai suoi referenti. L’obiettivo finale, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un attentato contro una figura di primo piano dello Stato israeliano – con ogni probabilità l’ex primo ministro Bennett – senza che l’esecutore conoscesse nemmeno l’identità del bersaglio.
Non è un caso isolato. Nelle stesse ore è emerso che quattro soldati dell’Idf sono stati arrestati con accuse analoghe: contatti con agenti iraniani, raccolta di informazioni, attività documentali. Anche qui lo schema è identico: primo contatto tramite social network, consapevolezza – secondo l’accusa – di operare per un soggetto ostile, pagamento in criptovaluta. E, secondo quanto autorizzato alla pubblicazione, anche in questo caso si sarebbe arrivati fino alla produzione e al test di materiali esplosivi.
Se i fatti saranno confermati nei processi, ciò che emerge è un salto di qualità notevole. Non più solo raccolta informativa, ma progressiva trasformazione di cittadini israeliani in potenziali esecutori di attentati sul territorio nazionale. Le stesse autorità parlano esplicitamente di “escalation”, e i numeri rafforzano questa lettura: oltre 60 persone incriminate negli ultimi due anni per attività riconducibili al reclutamento iraniano.
Il punto più interessante – e più pericoloso – non è però tanto il singolo caso, quanto il metodo. Non serve infiltrare agenti, non serve creare reti clandestine complesse. Basta un contatto online, un incentivo economico relativamente modesto, e un percorso graduale che porta una persona comune a superare soglie che, all’inizio, probabilmente non avrebbe mai immaginato di varcare. È una forma di guerra ibrida estremamente efficiente: basso costo, alta negabilità, e un potenziale di destabilizzazione significativo. Resta ovviamente da verificare in sede giudiziaria quanto di tutto questo sarà confermato e quanto eventualmente ridimensionato. Ma, anche nella versione più prudente, il quadro è chiaro: il terreno del confronto non è più solo quello militare o tecnologico, ma quello sociale. Non si tratta più solo di difendere i confini, ma di difendere la permeabilità della società.
E questo apre una domanda che va oltre Israele. Se è possibile reclutare con questa facilità, se il passaggio da una foto a un ordigno può avvenire in pochi mesi, quanto sono realmente preparate le società occidentali a una forma di conflitto che non passa più da eserciti, ma da individui isolati, spesso invisibili fino all’ultimo momento? Forse la vera novità non è che esistano spie. È che, oggi, chiunque può diventarlo.