Il padre di un soldato dell’IDF ucciso il 7 ottobre ringrazia il presidente del Sudafrica per aver contribuito a riportare a casa i resti del figlio
11 Agosto 2026 alle 17:08

Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha incontrato lunedì a Pretoria il rabbino Doron Perez e sua moglie Shelley, i genitori del capitano delle Forze di difesa israeliane (IDF) Daniel Perez, ucciso il 7 ottobre, in seguito a quella che l’ufficio presidenziale ha definito «l’intervento del governo sudafricano nel facilitare la restituzione dei suoi resti da parte di Hamas». L’ufficio non ha fornito ulteriori dettagli.
Il rabbino Perez ha confermato il ruolo del governo sudafricano, spiegando che lui e sua moglie hanno incontrato Ramaphosa nel suo ufficio per esprimere la loro «sentita gratitudine» per gli sforzi compiuti dal governo dietro le quinte.
«Senza l’intervento diretto del presidente e del governo sudafricano, con ogni probabilità il corpo di nostro figlio sarebbe tornato mesi dopo, causandoci ulteriore dolore e sofferenza», ha scritto Perez su Instagram.
Il portavoce presidenziale Vincent Magwenya ha dichiarato in un comunicato: «Il presidente Ramaphosa esprime le sue condoglianze alla famiglia Perez e ribadisce il sostegno del Sudafrica a un processo di pace inclusivo che porti a una pace duratura per il popolo di Israele e per quello palestinese».
Ha aggiunto: «Il governo sudafricano continua a impegnarsi per assistere tutti i sudafricani, indipendentemente dalla razza o dalla religione, coinvolti in zone di conflitto, nonché per aiutare altri cittadini stranieri quando tale sostegno viene richiesto».
Daniel Perez, 22 anni, era nato a Johannesburg ed era cresciuto nel quartiere di Glenhazel, dove suo padre, il rabbino Doron Perez, prestava servizio come rabbino della comunità e educatore. La famiglia si trasferì in Israele nel 2014, poco dopo il bar mitzvah di Daniel, e si stabilì a Yad Binyamin, nel centro di Israele, dove i suoi genitori vivono tuttora.
La famiglia Perez ha altri tre figli: Yonatan, Adina e Shira. Daniel era il secondo per età. Anche suo fratello maggiore, Yonatan, aveva prestato servizio come ufficiale dell’IDF ed era rimasto ferito combattendo contro i terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023. Poco dopo celebrò comunque il matrimonio che aveva già programmato, mentre Daniel risultava ancora disperso, e in seguito diede al suo primogenito il nome del fratello.
Daniel era comandante di plotone nel 77º battaglione della 7ª Brigata corazzata dell’IDF. Il 7 ottobre lui e il suo equipaggio di carri armati combatterono contro i terroristi di Hamas per più di due ore, difendendo la postazione militare di Nahal Oz e le comunità vicine, prima che il loro carro armato venisse sopraffatto.
Inizialmente Daniel fu classificato come ostaggio e, per 163 giorni, la sua famiglia credette che potesse essere ancora vivo, conducendo una campagna in Israele e all’estero per ottenere la sua liberazione. Il 17 marzo 2024, l’IDF informò la famiglia che le prove raccolte avevano stabilito che Daniel era stato ucciso il 7 ottobre e che il suo corpo era trattenuto da Hamas a Gaza.
Il giorno seguente, la famiglia celebrò un funerale presso il cimitero militare del Monte Herzl, a Gerusalemme, seppellendo l’uniforme insanguinata di Daniel dopo che il rabbino capo dell’IDF aveva stabilito che vi erano prove sufficienti della sua morte.
I suoi resti furono restituiti a Israele da Hamas il 13 ottobre 2025, più di due anni dopo l’attacco. Due giorni dopo, al Monte Herzl si tenne un secondo funerale.
Il rabbino Perez ha prestato servizio presso la comunità ebraica sudafricana per 15 anni prima di tornare in Israele. Attualmente è presidente esecutivo del movimento World Mizrachi e presidente dell’Organizzazione Sionista Mondiale.
L’incontro e l’intervento sudafricano sono avvenuti nonostante le relazioni fortemente tese tra Pretoria e Gerusalemme dopo gli attacchi del 7 ottobre. Nel dicembre 2023, il Sudafrica ha avviato una causa contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aia, accusando lo Stato ebraico di aver violato la Convenzione sul genocidio durante la guerra contro Hamas a Gaza. Israele ha respinto con fermezza le accuse.
Il Sudafrica ha inoltre sostenuto azioni legali internazionali contro i leader israeliani ed è stato tra i più accesi critici di Israele per la guerra a Gaza. Separatamente, nel novembre 2024, la Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità, accuse che Israele respinge.