Il palestinismo è il Credo assoluto dei pro-Pal: “No alla Storia, sì all’obbedienza religiosa”
di Marco Del Monte - 7 Luglio 2026 alle 11:29
Non passa giorno che sui social o sui media non ci siano insulti e intemerate contro gli ebrei e gli israeliani, per i quali ormai l’epiteto più aggraziato è quello di essere dei genocidi che ammazzano i bambini; le nostre istituzioni e ognuno di noi cerca di parare i colpi in mille modi, ricorrendo alla storia, alla geografia e anche alle origini della religione cattolica. Quest’ultima è (o era..?) la religione di Stato italiana, sul cui territorio c’è il Vaticano; il cattolicesimo si è evoluto fino al Concilio Vaticano II, aperto nell’ottobre del 1962 da Papa Giovanni XXIII e chiuso nel 1965 da Papa Paolo VI, nel quale Concilio fu iniziato un processo di riappacificazione con gli ebrei, ai quali Papa Giovanni Paolo II riconobbe lo “status” di fratelli maggiori.
Negli anni successivi, però, anche sotto l’influenza della propaganda “araba”, questo dialogo ha subìto diverse scosse, molte delle quali determinate dal nascere di un problema palestinese. Il clero cristiano locale ha sempre dato un contributo negativo nei confronti di Israele, schierandosi sempre a favore del “problema palestinese”, che, nonostante tutta la buona lena impiegata, non si è mai potuto chiamare “problema dei palestinesi”. Tra i rappresentanti più noti figura l’arcivescovo titolare di Cesarea e vicario patriarcale della Comunità greco-cattolica melchita, Hilarion Capucci, che nel 1974 trasportava armi ed esplosivi sulla sua Mercedes.
A proposito dell’inesistenza fisica del “problema del popolo palestinese”, cito un saggio scritto dal giornalista Antimo Marandola che ha studiato a lungo la questione. Marandola parte dalla domanda: “Chi vuole i palestinesi..?”; la risposta è: “Nessuno! Perché proprio i loro fratelli arabi sanno di che pasta sono fatti e in Europa ci sono solo amici a parole”. Non è mai esistito un “popolo palestinese” e tantomeno uno Stato palestinese. Il “popolo palestinese” è stato inventato nel 1964 dal costruttore Arafat, nato al Cairo da famiglia gazawi, che, dal nulla, ha dato vita a un’associazione dedita ad attentati, rapimenti e dirottamenti aerei.
La riprova è data dal fatto che non esiste alcun libro antico, museo, pinacoteca, reperto archeologico, moneta, traccia geografica e/o politica di un regno, di confini, di una capitale, delle città più importanti, di che tipo di economia o quale forma di governo ci fosse. Quali erano gli Stati che riconoscevano la Palestina? Quali le battaglie più importanti che hanno combattuto? Quali sono le opere letterarie, pittoriche, scultoree, musicali che citino l’esistenza di detto popolo prima del 1964?
Per tornare all’inizio e a quello che i “leoni da tastiera” continuano a scrivere tutti i giorni, è perfettamente inutile citare queste verità a causa del fatto che la storia a loro non interessa nulla perché dimostrano di seguire un’altra via: “Io credo”. Questo, come ha scritto il Prof. Francesco Lucrezi il 29 giugno, configura una questione che sfugge a tutte le logiche e, in un certo senso, giustifica quello che ci sta avvenendo intorno. Gli uomini, come Arafat o Haniyeh o Sinwar, non sono più uomini e non sono più neanche miti, ma sono divinità, alle quali si deve non rispetto ma obbedienza religiosa. Così, come si può essere cristiani a Roma o al polo nord, si può essere “palestinesi” pure sulla luna: ecco scomparire la storia, la geografia, i libri sacri; per di più basta credere agli algoritmi fasulli che i media ci propinano quotidianamente e il gioco è fatto.
Nel 2007, quando Hamas prese il potere con un colpo di Stato, le “case” lasciarono Gaza, trasferendosi nel Principato di Monaco o a Parigi o a Londra, rendendo evidente con ciò che lì non avrebbero più avuto nessuna possibilità di vendere “un due pezzi” o un “pantalone da donna”. È facile dichiararsi terrorista in democrazia! Si pensi che alcuni di questi signori del lusso, finché c’è stato Israele, esponevano abiti firmati anche con i simboli della mitica Palestina “dal fiume al mare”.
Non ci si rende conto che quello che il Prof. Lucrezi chiama palestinismo ha travalicato ogni limite e ha conquistato tutti gli spazi disponibili, cercandone sempre di nuovi ed erodendo anche tutti quelli che il nucleo cattolico sembra non difendere più. Di fronte alla fede non c’è ragione che tenga, soprattutto in un Occidente in declino, dove sta avvenendo che, a forza di cedere spazi alla nuova “religione”, anche la Chiesa cattolica perde pezzi, per ora “a destra” con lo scisma della Fondazione di Lefebvre, guidata attualmente dal superiore generale don Davide Pagliarani.