Il paradosso degli ultras della Flotilla: si professano pacifisti, ma vorrebbero dichiarare guerra
di Marco Del Monte - 4 Maggio 2026 alle 11:27
Nell’attuale caos mondiale, il nostro Paese merita una citazione a parte. Non c’è più niente che lo faccia ritenere un Paese normale. Qualche anno fa avevamo lo spread alle stelle, frutto di una situazione internazionale che ci teneva sotto tiro e una crisi di governo alle porte. Nonostante questo, l’indice rating era ancora in zona A. Un magazine inglese fece un servizio sull’Italia, mettendo in fila tutte queste negatività a fronte della tenuta del Paese nonostante tutto. Oggi abbiamo il rating in zona B, lo spread misteriosamente basso, un governo che sta battendo tutti i record di longevità, ma si ha la sensazione netta che qualcosa si stia sfasciando. A guardare bene, siamo in crisi di valori e di prospettive; nel mondo sono in atto delle guerre e sta montando una crisi energetica senza precedenti; le apposite statistiche ci hanno detto che di recente abbiamo esaurito il nostro credito annuo di rigenerazione delle risorse ambientali e naturali. Questo vuol dire che l’estate sarà secca e torrida, con carenza di acqua e rischi di incendi, e queste due cose sommate insieme equivalgono a dissesto per frane e allagamenti.
Tutto ciò, però, sembra non interessarci, perché le nostre priorità sembrano essere altre: ci preoccupiamo delle sorti della Flotilla per Gaza, abbiamo cento e passa municipalità che espongono la bandiera palestinese, invece di quella italiana, e abbiamo il record di piazze arrabbiate in difesa dei peggiori regimi al mondo. La comunità Lgbtq+ tifa per Hamas e l’Iran, e vediamo la bandiera Ucraina bandita dai cortei, insieme, ovviamente, a quelle americana e israeliana. Nei giorni scorsi, Re Carlo III d’Inghilterra si è recato negli Stati Uniti per cercare di ricucire i rapporti tra i due Paesi, messi in seria difficoltà dal Presidente americano che aveva accusato l’Inghilterra per non aver sostenuto la guerra contro l’Iran. Il Re è andato al Congresso, dove ha tenuto un discorso di grande spessore, interrotto da 12 standing ovation, con una serie di applausi lunghi e interminabili. Eppure, il sovrano ha fatto lezione di storia e di educazione civica al Presidente e ai deputati, facendo loro notare, con perfetto aplomb inglese, la mancanza di storia, la trascuratezza del linguaggio, l’arroganza del potere.
Tutti pensavano che Trump avrebbe avuto una reazione violenta, con il che i rapporti tra i due Paesi sarebbero finiti in malora; invece il Presidente ha ascoltato “compunto” e ha applaudito il Re, come uno studente di fronte a un saggio professore. Il risultato è stato quello di aver recuperato un importante alleato e di aver impartito il giorno dopo una dura lezione ai membri europei della Nato, minacciandoli con toni duri, ma non roboanti, di ritirare le truppe Usa dai loro territori. Tutto questo ci fa pensare che Re Carlo dovrebbe tornare da noi a farci ragionare e riflettere sull’ammaina bandiera che invece stiamo perpetrando ai nostri danni. Parlare di ammaina bandiera non è una metafora, purtroppo, ma è la verità: non c’è più un corteo dove si possa assistere al “garrire del tricolore”, sostituito da un vessillo che ha sempre i colori verde, bianco e rosso, ma listati a lutto.
Ci sono, poi, esponenti di partiti di opposizione che in Parlamento usano nei confronti di Trump e Netanyahu degli epiteti offensivi da perfetti cafoni. Nei confronti di nessun altro leader vengono usati termini come “bandito”, “delinquente”, “macellaio”, e ciò denota l’ignoranza intrinseca di simili arroganti soggetti che non dovrebbero stare in Parlamento. Del resto, in questo momento il nostro ministro degli Esteri sta richiedendo la liberazione di un signore brasiliano, arrestato dalla Marina israeliana a bordo di una delle navi della Flotilla bis, accusato di aver molestato tre “compagne” nel corso della precedente performance. Qualche deputata ha fatto lezione di diritto navale internazionale, chiedendo al governo la scorta di navi militari: una follia. Questa sarebbe una dichiarazione di guerra, e ciò dimostra che alla signora onorevole non basterebbe certo un discorso del Re Carlo, per imparare un po’ di educazione.