Il regime iraniano non nasconde i 40mila morti della repressione: li esibisce come deterrente interno
di Marco Del Monte - 29 Aprile 2026 alle 13:37
Donald Trump è scampato all’ennesimo attentato, e subito si è visto quanto questo Presidente sia odiato nel mondo. È un personaggio costituzionalmente antipatico, e ha posture studiate e interpretate per rivestire il ruolo del “furbastro” cattivo; si è costruito da sé negli anni e, fino ad ora, si è trovato magnificamente in questi panni, che ora sembrano andargli stretti. Il tempo passa e nessuno rimane uguale a sé stesso, tanto più il mondo intorno: cambiano le situazioni, gli alleati, i nemici, ma soprattutto i finti amici. Un uomo calato nei panni del “bastian contrario” prima o poi incontra chi vuole fargliela pagare, e in questi giorni ce ne stiamo accorgendo. Trump, in questo momento, è a metà del secondo mandato, che sta portando avanti come se fosse il primo di una lunga serie, e non gli passa neanche nell’anticamera del cervello che – ogni giorno che passa – il suo spazio di manovra si riduce.
Il 25 aprile, poi, ha detto che al di là dell’Atlantico quell’alleato che Trump aveva esibito al mondo come amichevole e onesto, guidato da una donna forte e saggia, in realtà non c’è, come “Sigonella atto secondo” ha evidenziato. Il presidente americano ha subito detto di essere rimasto sorpreso e deluso, ma l’ha detto con il tono di chi ha l’infinito davanti con la forza di disporre del tempo a suo piacimento, cosa del tutto sbagliata. In Italia, Giorgia Meloni ha gli stessi problemi di Trump: non ha tempo e le circostanze le suggeriscono pure che difficilmente sarà rieletta, per cui ha dovuto agire per cercare di riconquistare la piazza che l’ha eletta e che le sta sfuggendo di mano, perché le forze di opposizione l’hanno stremata. Si dice “la Russia di Putin” e mai espressione fu più azzeccata di questa. Anzi, la Russia non è di Putin, ma “è” Putin, come Putin “è” la Russia e gli iraniani ormai sono guidati da un’oligarchia militare, che agisce disinvolta e spietata, al punto da non dover nascondere i 40.000 morti nella repressione di gennaio, ma anzi di esibirli come deterrente interno.
La Storia parla chiaro, ma il presidente americano la ignora, perché una conoscenza anche superficiale avrebbero potuto mostrargli che l’Italia non ha mai concluso una guerra con i partner iniziali, in coerenza appunto con la mancanza di memoria. Il governo italiano continua ad affermare che il nostro Paese non parteciperà a una guerra non sua; tale affermazione non è solo ridicola, ma insensata, perché il Ministero dell’Economia e Finanze ha fatto le capriole per scongiurare la procedura di infrazione, non riuscendoci per un decimale, e ora dovrà affrontare le conseguenze economiche che questa guerra si sta portando dietro da una posizione più svantaggiata.
Per di più, ipocritamente, si sbandiera la nostra posizione pacifista, mentre come Paese vendiamo mine marine e sistemi avanzati di offesa e difesa, mezzi blindati leggeri e i migliori sistemi di puntamento ai Paesi di mezzo mondo, e non per niente andammo a sminare il Canale di Suez in un paio di guerre precedenti, e ora siamo i più richiesti pure per far tornare lo Stretto di Hormuz alla normalità. Se sopprimessimo le nostre industrie militari, andremmo in bancarotta. Ma, come si dimostra, noi italiani – oltre ad essere un popolo di poeti, santi e navigatori – per prima cosa siamo un popolo di smemorati.