Pro o contro Israele?
Il sionismo autentico lo custodisce chi è rimasto in Europa? La risposta a Galli della Loggia
di Carmen Dal Monte - 7 Aprile 2026 alle 19:45
Ernesto Galli della Loggia sull’edizione digitale del Corriere della Sera di oggi scrive che Israele sta tradendo le sue origini democratiche. Lo scrive sul Corriere della Sera. Lo scrive dall’Italia.
Vale la pena fermarsi su questo.
La tesi: il sionismo nacque come progetto europeo, socialista, illuminista. La diaspora europea ne è la depositaria dei valori autentici. Israele di oggi — Ben-Gvir che brinda alla forca — ha tradito quella eredità. Il sostegno allo Stato ebraico va condizionato al rispetto della democrazia.
Elegante. Ha un solo problema: l’Europa ha sterminato sei milioni di ebrei.
Quel sionismo est-europeo che Galli della Loggia celebra — i rivoluzionari, i socialisti, i lettori di Buber — è stato assassinato ad Auschwitz, a Treblinka, a Sobibor. La diaspora europea che dovrebbe custodire i valori autentici del sionismo è in larghissima parte cenere. Quello che ne resta vive in Europa per una combinazione di sopravvivenza, fortuna geografica e scelta di restare. Scelta rispettabilissima. Che non conferisce nessun titolo morale particolare.
Galli della Loggia cita Furet: il paradosso del sionismo era “abbandonare l’Europa conservandola”. Giusto. Ma la risoluzione è sbagliata. Il sionismo non ha tradito l’Europa: l’Europa ha tradito gli ebrei. Il sionismo ha tratto le conseguenze. Che quelle conseguenze abbiano prodotto uno Stato con contraddizioni e tensioni — come ogni Stato, qualunque Stato — non rimette in discussione la legittimità di quella scelta. Rimette in discussione la pretesa europea di giudicarla.
Il procedimento logico si chiama petitio principii. Si assume come dato quello che si dovrebbe dimostrare. Il sionismo europeo-socialista era quello autentico. La diaspora ne è la custode legittima. Israele ha deviato dalla norma. Ma quella norma chi la stabilisce? Galli della Loggia scrive dalla provincia dell’impero — quella provincia che allo sterminio ha attivamente collaborato. È già tutto qui.
La funzione politica di questo argomento non va sottovalutata. Non è un pezzo filo-palestinese nel senso classico — è più sottile, e per questo più pericoloso. È il frame dell'”amico critico”: Israele merita sostegno solo se lo merita, e chi decide la soglia è l’intellettuale europeo che scrive sul Corriere. La forma più sofisticata di condizionamento — quella che non si può accusare di antisemitismo, quella che si cita nei convegni, quella che dà copertura accademica a chi vuole ritirare la solidarietà senza sembrare ostile.
Ben-Gvir è ministro della Sicurezza Nazionale in una coalizione di guerra. Non è lo Stato. Usarlo come chiave di lettura dell’intera parabola storica del sionismo è un errore metodologico che Galli della Loggia non commetterebbe su nessun altro paese. È un errore che si commette quando la conclusione è già stabilita prima dell’analisi.
Galli della Loggia dice di stare dalla parte di Israele. Gli crediamo. Le conseguenze di un argomento non dipendono dalle intenzioni di chi lo costruisce.
L’Europa non ha titolo per insegnare agli ebrei israeliani cosa significa essere ebrei. Lo ha perso settant’anni fa. Non lo ha ancora riacquistato.