“Inneggiamenti a Hitler e negazionismo della Shoah”. Interrogazione sul canale Telegram “WarZone – News”
di Redazione - 11 Marzo 2026 alle 15:07
Il testo integrale dell’interrogazione a risposta scritta presentata da Naike Gruppioni, deputata di Fratelli d’Italia.
Al Ministro dell’Interno, al Ministro della Giustizia
Per sapere –
premesso che: risulta attivo sulla piattaforma Telegram un canale denominato “WarZone – News”, già denominato “Russia Ucraina Guerra Palestina”, accessibile tramite l’handle @Russia_Ucraina_Guerra_Palestina, che conta oltre 40.000 iscritti e diffonde quotidianamente contenuti relativi ai conflitti internazionali e alla geopolitica; da informazioni pubblicamente disponibili sui social network e da collegamenti presenti su profili personali risulterebbe che il suddetto canale sia riconducibile o comunque amministrato da Alberto Perco Somma, nato il 16 dicembre 2002, residente a Monfalcone (GO), studente presso l’Università degli Studi di Trieste (corso di laurea in Storia e Filosofia), noto online con l’alias “Alberto Givi Stakanov”; in diversi post pubblicati sul citato canale Telegram, documentati tramite screenshot e materiale pubblico, si riscontrerebbero contenuti caratterizzati da linguaggio offensivo, discriminatorio e potenzialmente configurabile come incitamento all’odio su base etnica o religiosa; in particolare, in numerosi post verrebbero utilizzate espressioni denigratorie e disumanizzanti nei confronti di persone identificate come ebrei o israeliani, tra cui l’uso ripetuto del termine “subumano” riferito a soggetti identificati come “sionisti” o “filo-israeliani”.
Ulteriori contenuti diffusi sul canale mostrerebbero attacchi verbali e denigrazioni nei confronti di esponenti delle istituzioni italiane, tra cui il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, definito in diversi post con espressioni gravemente offensive quali “maiale sionista”, “pagliaccio”, “servo sionista” o altre analoghe; nel medesimo contesto sarebbero stati diffusi anche contenuti che attribuiscono agli ebrei il controllo della finanza globale, dei media e dell’industria culturale, riproponendo stereotipi tipici della propaganda antisemita; nei commenti pubblicati sotto i post del canale si rinverrebbero inoltre affermazioni estremamente gravi che, tra le altre cose, sosterrebbero la tesi del controllo da parte degli ebrei della finanza globale e dei media occidentali, la responsabilità degli ebrei del 99,80% dei problemi del mondo, il tutto insieme ad inneggiamenti ad Hitler e al sostegno di tesi negazioniste dell’Olocausto;
Tali contenuti risultano potenzialmente riconducibili a fattispecie previste dall’ordinamento italiano, tra cui: propaganda e istigazione all’odio razziale o religioso (articolo 604-bis del codice penale); diffamazione aggravata nei confronti di persone e istituzioni; possibili ipotesi di vilipendio verso organi dello Stato; negazionismo della Shoah, anch’esso ricompreso nella normativa contro la propaganda razzista.
La diffusione di tali contenuti avverrebbe tramite un canale che raggiunge decine di migliaia di utenti, con una capacità di amplificazione significativa nel panorama dei social network; la diffusione sistematica di contenuti discriminatori e di propaganda antisemita online costituisce un fenomeno oggetto di particolare attenzione da parte delle autorità nazionali e internazionali impegnate nel contrasto all’odio e all’estremismo digitale –
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dell’attività del canale Telegram sopra citato e dei contenuti che vi vengono diffusi; se le autorità competenti, in particolare la Polizia postale e delle comunicazioni, abbiano avviato o intendano avviare attività di monitoraggio o accertamento in relazione ai contenuti pubblicati; se il Governo ritenga che i contenuti sopra richiamati possano configurare violazioni della normativa italiana in materia di propaganda razzista, antisemitismo e incitamento all’odio; quali iniziative si intendano adottare per contrastare la diffusione online di contenuti antisemiti, negazionisti o discriminatori, anche in collaborazione con le piattaforme digitali; se siano allo studio strumenti normativi o operativi ulteriori per rafforzare la prevenzione e il contrasto della propaganda di odio attraverso i social network e le piattaforme di messaggistica.