Israele colpisce i vertici di Hezbollah. Il solito Iran trova il pretesto per tirarsi indietro dall’accordo
di Marco Del Monte - 10 Aprile 2026 alle 14:03
Alle ore 2 di mercoledì 8 aprile sarebbe scaduto l’ultimatum dato dal presidente Trump all’Iran perché riaprisse lo Stretto di Hormuz. Poco prima è stato comunicato dal Pakistan che Usa e Iran avevano accettato un cessate il fuoco di due settimane, con immediata riapertura dello Stretto bloccato da circa un mese; va precisato che le due versioni (in farsi e in inglese) differivano su molti punti essenziali, tra cui l’arricchimento dell’uranio e il disarmo di Hezbollah. L’unico “peana” si è alzato dai Paesi europei facenti parte della Nato, che sono usciti dai rifugi contenti del fatto che poteva riprendere il flusso di petrolio e, quindi, la crisi economica era scongiurata.
Prima di proseguire nella fotografia dei fatti e di scoprire chi ha vinto e chi ha perso, ascoltiamo il saggio Trilussa che ci narra “la pecorella affogata”, che cadde giù da un ponte; tutti gli animali andarono a piangerla. La poesia si conclude così: “Povera pecorella/lei ch’era tanto bona/lei ch’era tanto bella/puro l’omo ciannò/ma nela furia/da dimostrajje la pietà crisiana/invece de strillà povera pecora/strillò povera lana”. I Paesi che fino a un quarto d’ora prima avevano interdetto agli aerei americani il sorvolo sul loro territorio e negato addirittura le basi Nato, si sono sperticati in canti di vittoria.
Chiusa questa parentesi, vediamo come si sono divisi i media sul cessate il fuoco per notare che tutte le reazioni dell’opposizione sono in linea con il recente passato e danno per acquisito che il “grande Iran” degli ayatollah in meno di 40 giorni ha battuto i due più potenti eserciti della “Via Lattea”. Questa interpretazione è assolutamente apodittica e meritevole di essere sbandierata ai quattro venti. Vediamo la foto e poi valuteremo. Innanzitutto in questo breve periodo di tempo non si è combattuta una nuova guerra, perché questa è la continuazione delle guerre e degli episodi precedenti, scaturiti dal sequestro di cittadini americani nell’ambasciata degli Usa a Teheran da parte di un gruppo di studenti facinorosi, all’epoca di Jimmy Carter (4 novembre 1979) e della guerra dei 12 giorni dell’anno scorso.
Il presidente Trump ha commesso l’errore di non perseguire tutti gli obiettivi in quella sede. Comunque gli obiettivi di questa guerra erano la riapertura dello Stretto di Hormuz, la demilitarizzazione dell’isola di Kharg, la drastica riduzione delle capacità offensive dell’Iran, lo stop al nucleare, il cambio di regime. Il principale obiettivo dell’attuale cessate il fuoco era la riapertura dello Stretto di Hormuz, obiettivo immediatamente conseguito, fatto certificato dalla repentina discesa del barile di petrolio al di sotto dei 100 dollari. Riduzione delle potenziali vie di comunicazione: sono state quasi azzerate; riduzione delle capacità missilistiche: ridotte a un terzo; difese aeree annientate; flotta azzerata; cambio di regime c’è di fatto, perché è stata azzerata la “casta religiosa”, mentre in campo sono rimasti i laici, rappresentati dal presidente Pezeshkian e i quadri dei Pasdaran, che hanno perso tutta la catena dell’alto comando. Lo stop al bombardamento delle centrali, infine, è legato al fatto che, in perfetta sintonia con quanto messo in opera da Hamas a Gaza e da Hezbollah in Libano, i militari hanno schierato presumibilmente “a forza” dei civili intorno alle centrali e ai residui posti di lancio dei missili; per questo Israele è accusato di genocidio, cosa che Trump vuole evitarsi.
Siccome tutto quello che si è detto è inconfutabile, mi sembra che non ci siano dubbi sul fatto che l’Iran, ormai, è tornato indietro di quasi 50 anni, anche perché l’accesso alle centrali nucleari è stato praticamente tombato. Non vedere tutto ciò è un’altra dimostrazione di “narcisismo tattico”, con una narrazione assolutamente fiabesca. Le due versioni dell’accordo, tuttavia, stanno già mettendo a repentaglio il cessate il fuoco. Israele, tenendo per buono il testo inglese, ha giustamente continuato a colpire Hezbollah. Naturalmente, l’Iran ha trovato subito il pretesto per tirarsi indietro, con ciò confermando con chi si ha a che fare.