Israele è un interesse strategico per l’Italia
di Luca Sforzini - 3 Settembre 2026 alle 18:11
In questi giorni qualcuno mi ha definito, con intenzione non propriamente elogiativa, “liberale, atlantista e sionista”. Sulle prime due definizioni non ho nulla da eccepire. Sulla terza preferisco essere più preciso: non mi interessano le etichette, mi interessa la geopolitica. E nella geopolitica italiana Israele non è un corpo estraneo: è un partner strategico.
Basta guardare una carta geografica. L’Italia è una grande piattaforma proiettata nel Mediterraneo. La nostra sicurezza, la nostra energia, i commerci, le rotte marittime, i flussi migratori e una parte crescente delle infrastrutture digitali dipendono dalla stabilità di uno spazio che va dal Nord Africa al Levante, dal Mar Rosso al Golfo.
In questo spazio Israele è una potenza tecnologica, militare e d’intelligence, inserita da oltre trent’anni nel Dialogo Mediterraneo della NATO e legata all’Occidente da una cooperazione che riguarda sicurezza, contrasto al terrorismo, ricerca e difesa. Pensare che l’Italia possa avere una strategia mediterranea indebolendo il rapporto con Israele significa semplicemente non avere una strategia mediterranea.
C’è poi una questione più grande. L’Italia è una nazione europea e mediterranea, ma la sua collocazione internazionale è atlantica. Lo è dal 1949 e il Mediterraneo rappresenta precisamente il fianco meridionale dell’Alleanza. Roma deve certamente parlare con il mondo arabo, con il Golfo, con l’Africa settentrionale e con tutti gli attori regionali. Proprio per questo deve mantenere solidissimo il rapporto con Israele: essere alleati non impedisce di essere interlocutori, semmai aumenta il nostro peso quando ci sediamo al tavolo.
Sostenere il diritto di Israele a esistere e a vivere in sicurezza non significa approvare ogni scelta di ogni governo israeliano. Un alleato non è un vassallo e l’amicizia fra nazioni libere comprende anche il dissenso. Significa però sapere da quale parte del mondo abbiamo scelto di stare.
La politica estera non si costruisce con le nostalgie del Novecento. Si costruisce guardando alle mappe del XXI secolo: Mediterraneo, NATO, Stati Uniti, energia, tecnologia, intelligenza artificiale, sicurezza delle rotte e nuove connessioni tra Europa, Medio Oriente e Asia.
Su quella mappa l’Italia può diventare uno dei grandi ponti dell’Occidente verso il Mediterraneo allargato. E Israele, piaccia o meno agli ideologi, è uno dei pilastri di quel ponte.