Israele vuole una base militare in Somaliland: la mossa strategica contro gli Houthi

di Paolo Crucianelli - 15 Marzo 2026 alle 07:51

Si è detto che il riconoscimento israeliano del Somaliland fosse soprattutto un gesto politico simbolico, un atto diplomatico destinato a restare confinato nella dimensione delle dichiarazioni. Ma se le indiscrezioni emerse nelle ultime settimane dovessero trovare conferma, quel gesto assumerebbe un significato molto diverso. Il primo passo di una strategia ben più concreta: portare la difesa contro gli Houthi molto più vicino alle loro coste.

Secondo quanto riferito da Bloomberg, Israele starebbe valutando la possibilità di stabilire una base avanzata nel Somaliland, il territorio che dal 1991 si è separato de facto dalla Somalia e che oggi opera come uno Stato indipendente, pur senza un ampio riconoscimento internazionale. Un team di funzionari israeliani della sicurezza avrebbe visitato la regione per esaminare alcune zone della costa, in particolare nei pressi di Berbera, per verificare la fattibilità di un possibile avamposto operativo.

La scelta non sarebbe casuale. Il Somaliland si affaccia direttamente sul Golfo di Aden, proprio di fronte allo Yemen. Nel punto più vicino, la distanza dalla costa controllata dagli Houthi è di circa 260 chilometri. In termini strategici, significa trasformare operazioni che oggi richiedono voli complessi di oltre duemila chilometri, spesso con rifornimento in volo, in missioni molto più brevi e gestibili. Non si tratterebbe soltanto di una base militare in senso stretto. Anche una piattaforma avanzata per Intelligence, sorveglianza e raccolta di informazioni cambierebbe radicalmente il quadro operativo.

Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno dimostrato negli ultimi mesi di poter colpire con missili e droni non solo obiettivi militari ma anche rotte commerciali vitali per il traffico internazionale. Attaccano navi nel Mar Rosso, minacciano Israele e cercano di trasformare il Bab el-Mandeb in un punto di pressione strategica sull’Occidente. Per Israele, disporre di un punto d’appoggio nel Corno d’Africa significherebbe poter monitorare molto più da vicino queste attività e reagire con tempi decisamente più rapidi.

Non è un caso che il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele, avvenuto il 26 dicembre scorso, sia stato accompagnato da una rapida accelerazione dei rapporti bilaterali. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha visitato la capitale Hargeisa pochi giorni dopo, annunciando l’apertura di un’ambasciata e l’avvio di una cooperazione che comprende agricoltura, tecnologia, sanità e sicurezza. Per il Somaliland, il riconoscimento israeliano rappresenta un passo storico verso la legittimazione internazionale. Per Israele, rappresenta soprattutto l’accesso a un territorio geograficamente strategico.

L’importanza della regione non sfugge nemmeno ad altri attori. Gli Emirati Arabi Uniti, alleati di Israele, gestiscono già infrastrutture portuali e una base aerea nell’area di Berbera. Questo significa che Israele non si muoverebbe in un vuoto strategico, ma in uno spazio già integrato nella rete di sicurezza e logistica costruita negli ultimi anni dagli Emirati nel Corno d’Africa. La prospettiva di una cooperazione triangolare tra Emirati, Somaliland e Israele non appare quindi irrealistica.

Israele sta cercando di assicurarsi una presenza stabile in prossimità di una delle rotte marittime più importanti del mondo e, allo stesso tempo, di avvicinare il proprio raggio d’azione militare alle aree controllate dagli Houthi. In altre parole, sta cercando di togliere al movimento yemenita il vantaggio della distanza geografica.

Il grande archivio di Israele

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