La storia di Rebecca, 18enne ebrea di Milano: costretta a lasciare l’Italia dopo la valanga di odio sui social?
di Dalia Gubbay - 6 Maggio 2026 alle 08:17
Rebecca ha 18 anni. Frequenta la quarta liceo scientifico a Milano. Ha una famiglia bellissima, a cui è fortemente legata. È una ragazza sensibile e profonda: segue con attenzione l’attualità, senza però esternare facilmente le proprie emozioni. Dal Covid al 7 ottobre, fino a Crans-Montana, la sua adolescenza è stata messa duramente alla prova, in anni già complessi per ragioni fisiologiche ben note. Il mondo dei social, peraltro, non semplifica il quadro: una generazione intera fatica a trovare punti di riferimento e un percorso di vita all’altezza delle proprie aspirazioni.
Rebecca è ebrea e ama Israele. Ci è andata più volte, ha visitato i luoghi del pogrom. Ha pensato ai ragazzi del Nova Festival, ha trepidato e sofferto per gli ostaggi nelle mani di Hamas. Durante l’ultima guerra si è vista annullare più volte i voli verso quella terra in cui desidera tanto tornare. Spesso osserva i suoi genitori in silenzio, cercando di cogliere segnali, quasi che possano essere portatori di notizie buone. Da lei emana una fede incrollabile nel suo popolo, intrecciata a un dolore sotterraneo che prova a gestire senza farlo pesare sugli altri. Rebecca ha visto e ascoltato l’aumento esponenziale degli episodi di antisemitismo nella sua città e nel mondo. Dopo il 25 aprile, e la cacciata degli ebrei dal corteo, ha avuto la percezione netta che si stesse toccando il fondo. La madre è affranta; il padre tace, preoccupato.
Pochi giorni fa Rebecca è crollata. Si è sfogata amaramente: non riesce più a sopportare ciò che legge su TikTok, una valanga incessante di odio antiebraico che le toglie il respiro e la speranza. Non riesce a capirne il perché, non si dà pace. Tra un anno dovrà decidere del suo futuro. Non può immaginare di frequentare un’università dove si sentirebbe estranea, inadeguata, additata, esclusa. Non può accettare l’idea di dover nascondere ciò che è.
Israele è nei suoi sogni. E, allo stesso tempo, non vorrebbe lasciare la sua famiglia. Questi dubbi, che accomunano molti ragazzi della sua età, sono comprensibili. Ciò che è inaccettabile, insopportabile è che la sua scelta debba avere come primo motore la paura. Rebecca è italiana. È nata a Milano. Vogliamo davvero assistere all’esodo dei nostri giovani, e consegnare loro un mondo che avevamo promesso non sarebbe più esistito?