Le proteste in Albania sfociano in antisemitismo: ebrei e israeliani di nuovo nel mirino

di Enrico Cerchione - 9 Giugno 2026 alle 08:21

Nelle strade di Tirana e Valona migliaia di persone scendono in piazza da giorni con fenicotteri gonfiabili rosa, non per folklore. È la “rivoluzione dei fenicotteri”, il nome che i manifestanti hanno dato alla protesta contro il mega-resort di lusso che Jared Kushner, genero di Donald Trump, vuole costruire con la sua società Affinity Partners nell’area protetta di Narta-Zvernec, di fronte all’isola disabitata di Saseno. Quella zona è uno degli ultimi ecosistemi costieri intatti del Mediterraneo e ospita colonie di fenicotteri, foche monache, tartarughe marine e oltre 200 specie di uccelli migratori. Una riforma del 2024 ha reso possibile lo sviluppo turistico anche in aree protette e il governo di Edi Rama ha dato il via libera al progetto da miliardi di dollari, difendendolo come occasione di sviluppo economico.

Le proteste sono nate per ragioni ambientali e di sovranità territoriale, sono spontanee, prevalentemente giovanili, auto-organizzate. Hanno già prodotto scontri con la polizia e momenti di forte tensione. Fin qui, tutto è comprensibile: difendere il proprio patrimonio naturale da un “ecomostro” è un diritto democratico. Ma nei giorni scorsi il movimento si è intrecciato con un altro evento: l’amichevole di calcio Albania-Israele del 3 giugno a Tirana, finita 0-1 per gli ospiti con un gol di Oscar Gloukh. L’incontro si è svolto in uno stadio pesantemente blindato. Alcuni tifosi albanesi hanno fischiato l’inno israeliano. Dopo il gol, Gloukh ha esultato in modo platealmente provocatorio (dito alla bocca verso il pubblico). Ne è nata una rissa in campo, con il difensore albanese Elseid Hysaj protagonista di un clamoroso contatto fisico con il giocatore israeliano. Nel finale sono volati oggetti dagli spalti.

Parte dei manifestanti ha portato bandiere palestinesi. La rabbia per il resort si è mescolata con Gaza e Libano, la moda del momento. Sui social è scattata una vera ovazione per il gesto di Hysaj, condito dai soliti insulti antisemiti a cui siamo abituati da tempo. Lo fanno i giornalisti, gli scrittori, gli invitati esperti in tv, figuriamoci dei tifosi che sono sempre in cerca di epiteti infelici. Perché, per questi analfabeti con tastiera, la squadra di calcio israeliana rappresenta il governo di Israele, il popolo ebraico nel suo complesso e persino Jared Kushner, cittadino americano di origine ebraica che fa i suoi interessi.

Un’associazione automatica con “gli ebrei” come categoria collettiva. Gli ebrei del mondo sono quindici milioni (una vera minoranza) di persone con idee politiche diversissime: ci sono israeliani di destra e di sinistra, ebrei americani, europei, laici, religiosi, critici feroci delle politiche del loro governo. Farne un blocco unico responsabile delle azioni di un esecutivo o di un singolo imprenditore significa resuscitare lo stereotipo della “colpa collettiva”, uno degli ingredienti più pericolosi dell’antisemitismo moderno.

La “rivoluzione dei fenicotteri” nasce da una causa giusta: la difesa di un ecosistema fragile contro un progetto di cementificazione. Se si lascia contaminare da generalizzazioni indebite o da derive antisemite, perde forza morale e politica. L’Albania, Paese candidato all’Unione europea, ha tutto l’interesse a dimostrare che sa gestire le proteste in modo pacifico, tutelare l’ambiente e attrarre investimenti trasparenti e sostenibili, senza cedere né al populismo interno né a vecchi riflessi. Ma la distinzione è netta e va mantenuta con rigore: si può essere fermamente contrari alle scelte di un governo senza odiare un popolo. Si può contestare un progetto immobiliare senza fare di un imprenditore il simbolo di un’intera comunità.

In un Mediterraneo e in un’Europa sempre più attraversati da tensioni identitarie e geopolitiche, episodi come questi sono un test, che da anni ha risultati pessimi. La chiarezza concettuale non è un vezzo intellettuale: è la condizione minima perché una protesta ambientale rimanga tale e non si trasformi in qualcos’altro. I fenicotteri di Narta meritano di essere difesi. Le piazze albanesi meritano ascolto, ma senza macchiarsi del più osceno dei caratteri antisemiti che finiscono per indebolire proprio le cause che si vogliono sostenere.

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