Lettera a Maso Notarianni, presidente di Arci Milano: basta ipocrisie su Brigata Ebraica e Israele per il 25 aprile
di Francesco Lucrezi - 19 Marzo 2026 alle 10:17
Illustre Presidente,
non scrivo mai a persone che non ho il piacere di conoscere personalmente, perché non voglio disturbare gli altri, così come non gradisco essere disturbato io. Allo stesso modo, per buona educazione, ritengo doveroso rispondere a chiunque mi scriva, anche se si tratta di soggetto che non conosco di persona. Mi sento perciò non solo autorizzato, ma anche tenuto a rispondere alla Sua lettera aperta, indirizzata “alla Comunità Ebraica di Milano, alle Associazioni Partigiane e a tutte le cittadine e i cittadini che parteciperanno al corteo del 25 aprile”.
Io non appartengo alle due prime categorie (non sono ebreo, non sono iscritto a nessuna associazione partigiana e non vivo neanche a Milano), ma parteciperò a uno dei cortei del prossimo 25 aprile. Se Lei avesse specificato che la Sua lettera era rivolta solo a coloro che intendano prendere parte al Corteo di Milano non Le avrei scritto, ma questa precisazione, nella Sua lettera, non c’è. Lei parla genericamente di “corteo” e, come sa, di cortei ce ne saranno tanti, in molte città d’Italia. In diverse città, poi, ce ne saranno più d’uno, perché non tutti intendono la celebrazione nello stesso modo. Quindi Lei ha scritto anche a me, e io Le rispondo.
Lei scrive, nella Sua lettera aperta, che al corteo saranno benvenuti i rappresentanti della Brigata Ebraica, ai quali spetta un “posto d’onore” per il grande contributo dato alla lotta contro il nazifascismo e per la libertà. Dopodiché, Lei ricorda che dalla lotta di Liberazione è nata la nostra Costituzione democratica, che, all’art. 11, “ripudia la guerra”. Lei afferma poi che le bandiere dello Stato d’Israele, dal momento che “rappresentano la morte di decine di migliaia di civili, tra cui una percentuale altissima di bambini e donne, e la distruzione sistematica di ospedali, scuole e Università”, “l’’uso della fame come arma di guerra”, “l’esatto opposto del ripudio della guerra sancito nella nostra Carta Costituzionale”, non saranno ammesse al corteo, dal momento che “sarebbe una bestemmia contro la memoria dei partigiani, inclusi quelli della Brigata Ebraica, utilizzare il 25 aprile per sventolare la bandiera di uno Stato che oggi sta compiendo quelle stesse violenze che i partigiani combatterono”. Sì, perciò, alle bandiere della Brigata Ebraica, no a quelle dello Stato di Israele. Le due bandiere si somigliano: bisognerà, evidentemente, stare attenti a distinguere le une dalle altre.
Lei scrive come Presidente dell’Arci di Milano, mi permetta di risponderLe come Presidente dell’Associazione Italia-Israele della Campania Bezalel. La mia risposta sarà brevissima. L’Associazione che presiedo, Bezalel, celebra il 25 aprile come la data simbolica della restituzione all’Italia della libertà e dell’onore, e dell’abbattimento della tirannia nazifascista. Onora come eroi della Patria i Partigiani che hanno lottato contro la tirannide, così come esprime eterna gratitudine alle forze alleate che hanno sconfitto il nazifascismo.
Ritiene l’antifascismo patrimonio irrinunciabile della nazione, anche se (memore della lezione di Ennio Flaiano, secondo cui in Italia ci sono due tipi di fascisti: i fascisti e gli antifascisti) esso è condizione necessaria, ma certo non sufficiente per la libertà e la democrazia. Condannare il nazifascismo del passato per appoggiare i sistemi violenti e totalitari del presente è una vergognosa ipocrisia.
Ritiene che la lezione della Resistenza è quella che si deve sempre combattere la tirannia, anche, quando necessario, con le armi. Che bisogna schierarsi sempre con gli oppressi contro gli oppressori. Che bisogna combattere senza quartiere contro il razzismo e l’antisemitismo, che del nazifascismo furono il principale alimento ideologico. E che, come si deve combattere l’antisemitismo, così occorre combattere l’antisionismo, che di esso non è altro che l’ultima maschera.
Ritiene pertanto che ai cortei per il 25 aprile debbano partecipare soltanto coloro che si riconoscano senza riserve in questi princìpi. La presenza di coloro che li negano, come l’Arci di Milano, non sarà gradita.
Distinti saluti.