L’Iran bluffa, come sempre, sulla pace: Trump non cada nel trappolone anti-Israele

di Marco Del Monte - 15 Giugno 2026 alle 08:23

Il conflitto in Medio Oriente tiene le prime pagine dei giornali ormai da tre anni, e questa appare come un’anomalìa, se si pensa che la guerra russo–ucraina è cominciata un anno prima con un numero di morti infinitamente più alto e con un Paese grande due volte e mezza l’Italia ormai raso al suolo. Oltretutto, i russi contro l’Ucraina hanno usato tutti i tipi di armi, sperimentandone anche di nuove, compresi i missili ipersonici che per lungo tempo l’Ucraina non è riuscita a intercettare. Per avere un’idea, solo i russi hanno perso più di un milione di uomini e sperperato un fiume di denaro, riuscendo a conquistare soltanto il 20% del territorio previsto.

Nonostante queste vicende, il conflitto europeo è ormai relegato nelle pagine interne dei quotidiani e non c’è nessuno che organizzi nemmeno un the all’aperto a favore del popolo ucraino aggredito. A Bucha nel 2022 è stato perpetrato un assalto che poteva ragionevolmente essere paragonato a un “piccolo 7 ottobre” (l’invasione di Hamas nel sud di Israele), ma questo episodio ha retto le prime pagine per un mese al massimo. L’Onu non se n’è quasi occupata e non c’è stato nessun movimento pro Ucraina, mentre i russi possono mangiare allegramente dove gli pare e andare in vacanza su tutto il globo terracqueo, senza che nessuno gli dica che non vuole vedere i russi. Men che meno Putin viene accusato di genocidio, anche se nel Paese invaso i morti si contano a centinaia di migliaia.

Certo, l’Ucraina è fuori dalle rotte dei “cammellieri arabi” e non ha dato i natali né a Mosè, né a Gesù, né a Maometto e sicuramente il conflitto in atto non è mai scivolato in una guerra di religione, mentre nel fazzoletto di terra conteso, delimitato a sud dall’Egitto, a ovest dal mare Mediterraneo, a nord dal Libano e ad est dalla Giordania, ci sono stati  Profeti e Re, condottieri e Imperatori, miracoli e veggenti, morti e risorti in una concentrazione impossibile da trovare in nessun altro posto del mondo. Quel lembo di terra che spesso ho definito “un francobollo” su una busta “formato A3” ha visto nascere e sparire Imperi millenari, l’ultimo dei quali è l’Impero Ottomano che, nato nel 1299, è durato 623 anni, fino al 1922. La dominazione ottomana, basata sulla Sharia, ha contribuito in modo preponderante al “sonno delle coscienze” che si è riverberato nel mantenimento di schemi di vita medioevali, lontani anni luce dal modo di vivere e di pensare occidentali.

La storia degli ultimi tre anni dice che l’attuale guerra è iniziata il 7 ottobre 2023, ma questo non è vero, perché si deve risalire proprio al 1922, cioè alla caduta dell’Impero Ottomano, il che dimostra che la durata dell’attuale conflitto già conta 38.140 giorni, ovvero 104 anni, senza che se ne veda la fine; è paragonabile alla “guerra dei cent’anni” tra Francia e Inghilterra, durata 116 anni dal 1337 al 1453. La religione di Stato dal 1299 al 1922 era, ovviamente, la musulmana, ma gli ebrei e i cristiani, una volta accettata la sottomissione, riuscivano a vivere in un’inerzia soporifera che trascurava soprattutto la terra. Le popolazioni erano dedite alla pastorizia e ai commerci e, tutto sommato, non avevano grossi motivi di conflitto se non quelli religiosi che esplodevano di tanto in tanto. La forza militare dell’Impero Ottomano, unitamente all’applicazione ferrea della legge coranica, era riuscita a chiudere il burrascoso periodo delle Crociate (1096 – 1229), quando i Regni cristiani dell’Europa pensavano di “liberare” la Terrasanta, con ciò precorrendo le malsane idee attuali.

Alla caduta dell’Impero Ottomano, quella terra fu addirittura divisa in due, sotto i Protettorati di Francia (Libano, Iraq del sud e Siria del sud) e Inghilterra (Palestina e Cisgiordania). Queste nuove realtà portarono uno sconvolgimento al tranquillo tran tran precedente, con il ritorno di molti ebrei che, scappando dall’Europa, sempre più antiebraica, portarono il modo di vivere occidentale e nuove tecnologie, a cominciare dagli impianti idrici per l’agricoltura. Insieme a questi “rimpatriati” arrivarono banchieri austriaci e svizzeri (che si stabilirono in Libano), medici, ingegneri e architetti e, in pochi anni, lo “skyline” dei posti e il modo di vita mutarono rapidamente accentuando la distanza tra i nuovi arrivati e la popolazione locale. Cominciarono a sorgere cittadine dotate di servizi e, alla fine, come si suol dire, i vecchi residenti presero coscienza che l’erba del vicino era più verde (in tutti i sensi). Un altro motivo di scontro non da poco è costituito dal conflitto di interesse dato dal controllo dei luoghi sacri alle tre religioni.

I fatti dell’ultim’ora dicono che il presidente Donald Trump è sempre più convinto che a breve verrà firmata la pace con l’Iran, il che chiuderebbe questa amara parentesi. Purtroppo non è così, perché l’Iran non firmerà subito: vuole prima lo sblocco dei beni iraniani congelati e vuole mantenere il controllo dello Stretto di Hormuz, che per gentile concessione di Trump ha occupato dopo la “guerra dei dodici giorni”. Questa guerra quindi non finirà, almeno ora, e il Medio Oriente continuerà ad essere un “unicum” che ferma la storia e il tempo. Soprattutto la cultura americana non è in sintonia con l’Islam, ed è anche per questo che gli Usa in questo scacchiere da decenni collezionano solo brutte figure e fallimenti.

Il grande archivio di Israele

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