L’Iran odia da sempre Israele. La leggenda di Amalec insegna: mai abbassare la guardia
di Marco Del Monte - 11 Maggio 2026 alle 08:19
Perché l’Iran ci odia così tanto? È un odio che sa di antico e che, quando si manifesta, ci coglie sempre di sorpresa. Eppure per gli ebrei dovrebbe essere connaturato, visto che le radici affondano nel secondo libro di Mosè, proprio all’uscita dall’Egitto. Tutti gli anni, nel celebrare la festa di Pesach (la Pasqua ebraica), leggiamo il brano che ricorda l’episodio iniziale, tutti gli anni celebriamo la festa di Purìm che si riferisce a un episodio avvenuto in Persia e che riguarda un discendente di Amalec, ma, regolarmente, lo rimettiamo in freezer. Senza rifare la storia in tutti i suoi particolari, cito soltanto i fatti principali.
Quando Mosè condusse il popolo fuori dall’Egitto, lo guidò come si guida una carovana, cioè lo dispose secondo una fila di carri. Dopo molti giorni di viaggio, tutti erano stanchi e assetati e vennero attaccati da una tribù del deserto, guidata da Amalec. Mosè si posizionò su una collinetta e alzò le braccia al cielo, invocando l’intervento divino: ogni volta che abbassava le braccia Amalec vinceva. Questo simboleggia che non bisogna mai abbassare la guardia; quella prima battaglia fu vinta, ma con gravissime perdite. Da qui l’ordine divino di non dimenticare mai, di stare vigili e attenti. Amalec scomparve per quattro secoli, ma come un fiume carsico riemerse ai tempi del Profeta Samuele, nei panni di Agag, che fu sconfitto pesantemente dal Re Saul. Da quel momento, gli amaleciti si integrarono nel popolo ebraico, assumendone usi e costumi, come se fossero la tredicesima tribù. Seguirono in tutto e per tutto le vicende degli ebrei, quindi anche le deportazioni degli assiri, dei babilonesi e infine dei persiani. Si ritrovarono perciò ad essere sudditi dei Re Serse, Artaserse e Ciro, contendendo agli ebrei arti e professioni che la Persia permetteva.
L’episodio è narrato nel libro di Ester, collocabile tra il 486 e il 465 a.C. e riguarda due personaggi emblematici: l’amalecita Haman e l’ebreo Mordechai, che si contendevano il ruolo di primo ministro del Re Assuero (forse Serse I). Gli ebrei erano assimilatissimi ai persiani, così come gli amaleciti, i quali, al contrario degli ebrei, covavano un sordo rancore nei confronti di questi ultimi. In quel momento erano più forti e, in coerenza con l’atto del loro lontano progenitore, attaccarono il popolo ebraico. Haman, divenuto primo ministro, ottenne dal Re il permesso di sterminare i nemici del suo popolo, vendicando così la sconfitta subita da Agag ai tempi del Re Saul (1010 a.C.).
Gli attuali “amaleciti di Persia” possono essere considerati a tutti gli effetti i discendenti diretti di Amalec, cui sommano il viscerale odio ereditato dal profeta nei confronti degli ebrei di Medina. Se pensiamo a quello che è successo dal 2007 in poi in Medio Oriente, vediamo che le storie sono sovrapponibili. Nel 1979 gli ayatollah presero il potere in Persia, e da quel momento lo spirito di Amalec è riemerso prepotentemente dalle cavità carsiche in cui era precipitato. Fu messo subito in funzione un orologio che scandiva i secondi che mancavano alla distruzione dello Stato di Israele, e dal 2007 la Repubblica Islamica si sta preparando all’evento.
La guerra con l’Iraq ha rallentato i piani per otto lunghi anni, ma il desiderio di sterminio non si è mai affievolito. Hanno costruito tunnel e caverne sotterranee, dove sono stati stipati missili e granate e nascosti gli impianti per arricchire l’uranio. Ogni risorsa è stata dedicata a questo scopo; hanno addestrato proxy e milizie e hanno aspettato pazientemente il momento stimato più adatto. Dopo circa due anni di manifestazioni di piazza contro le riforme di Netanyahu e vari episodi sanguinosi in Cisgiordania, Israele sembrava divisa e debole, e così gli “amaleciti” hanno deciso di attaccare e si è avuto il 7 ottobre 2023. Quello che è successo dopo e che è ancora in corso è soltanto la “conseguenza” del nuovo attacco di Amalec: Israele aveva abbassato la guardia e “come è scritto Amalec vinceva”.