L’Italia accoglie altri 72 studenti palestinesi. Bernini al lavoro per un’università italiana a Gaza

di Redazione - 14 Maggio 2026 alle 08:25

Mentre la diplomazia internazionale continua a inseguire tregue fragili e negoziati intermittenti, il governo italiano sceglie di muoversi su un terreno meno visibile ma non meno politico: quello dell’università. L’arrivo in Italia di 72 studenti palestinesi evacuati da Gaza attraverso i corridoi universitari promossi dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dalla Farnesina diventa così qualcosa di più di un’operazione umanitaria. È il tentativo di trasformare la formazione in uno strumento di ricostruzione e presenza italiana nel Mediterraneo.

I ragazzi arrivati dalla Striscia sono stati accolti a Fiumicino dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal ministro dell’Università Anna Maria Bernini, che ha rilanciato una proposta destinata ad aprire il dibattito: “Vogliamo lavorare per un’università italiana a Gaza”. Dietro quella frase non c’è soltanto un annuncio simbolico. C’è l’idea che la ricostruzione della Striscia, quando le condizioni lo permetteranno, non potrà limitarsi agli edifici o alle infrastrutture civili. Serviranno scuole, ricerca, classi dirigenti, comunità scientifiche. In altre parole: servirà capitale umano.

È qui che il Mur prova a ritagliarsi un ruolo politico nuovo. Negli ultimi mesi, il dicastero guidato da Bernini ha progressivamente allargato il proprio raggio d’azione, intrecciando università, cooperazione internazionale e diplomazia culturale. I corridoi universitari diventano così uno strumento di soft power: non semplice accoglienza, ma investimento strategico. I numeri spiegano la portata dell’operazione. Con questa missione salgono a 229 gli studenti palestinesi accolti in Italia dal settembre 2025. I ragazzi saranno distribuiti in 21 atenei italiani grazie a borse di studio finanziate dal Ministero, comprensive di vitto e alloggio. Milano, Sassari, Cagliari, Bologna, Roma: la rete universitaria italiana si mobilita coinvolgendo grandi poli pubblici e realtà private.

Bernini insiste soprattutto su un punto politico: evitare che la fuga dalla guerra si trasformi in una diaspora definitiva. “Non vogliamo creare una diaspora”, ha spiegato il ministro, chiarendo che l’obiettivo è formare giovani palestinesi che possano un giorno tornare a Gaza per contribuire alla ricostruzione della propria comunità accademica. Naturalmente il progetto di una futura “università italiana a Gaza” resta, almeno per ora, una prospettiva tutta da costruire. Gli interrogativi geopolitici sono enormi e il conflitto continua a rendere incerto qualsiasi scenario. Ma il segnale politico è chiaro: usare l’università come leva di politica estera e come infrastruttura civile per il dopo-guerra.

In una fase in cui l’Europa fatica a trovare una voce comune sul Medio Oriente, il governo italiano prova almeno a mettere sul tavolo una proposta concreta: investire sulla conoscenza come strumento di stabilizzazione. Una scelta che, al di là della retorica, punta a dare all’Italia un ruolo nella futura ricostruzione della Striscia.

Il grande archivio di Israele

Abbonamenti de Il Riformista

In partnership esclusiva tra il Riformista e JNS

ABBONATI
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x