Lo psicoterapeuta Ileyassoff analizza il trauma del 7 ottobre, ma la Conferenza Internazionale Ferenczi respinge il suo studio
di David Gerbi - 16 Giugno 2026 alle 11:39
Lo psicoanalista e psicoterapeuta Ricardo Rafael Ileyassoff ha contestato duramente il rifiuto della sua proposta di comunicazione per la XV Conferenza Internazionale Sándor Ferenczi, che si terrà a Madrid dal 14 al 17 ottobre 2026. La comunicazione, intitolata “Il pogrom del 7 ottobre: un trauma censurato”, era stata presentata come contributo al tema “Denegazione, violenza e trauma nel mondo attuale. Clinica, metapsicologia e storia”. La risposta del Comitato di Valutazione è stata sintetica: la proposta non è stata accettata perché “eccede i limiti di una Conferenza psicoanalitica e, più concretamente, della tematica specifica della conferenza”. A giudizio di Ileyassoff, si tratta di una risposta vaga, pretestuosa e priva di argomentazione.
Nella sua risposta al comitato, lo psicoanalista osserva che la proposta non si allontana dal terreno psicoanalitico e che si attiene rigorosamente ai temi della conferenza: la denegazione, il trauma e le conseguenze psichiche della violenza estrema. Il pogrom del 7 ottobre, il destino dei sopravvissuti e la situazione degli ostaggi costituiscono, secondo lui, questioni cliniche e metapsicologiche assolutamente pertinenti in una conferenza dedicata a Sándor Ferenczi. A suo avviso, una comunicazione che si propone di analizzare il trauma censurato del 7 ottobre, basandosi sulle testimonianze degli ostaggi liberati e dei sopravvissuti al massacro compiuto in nome dell’ideologia islamista della morte e del martirio, non è un intervento politico, bensì una riflessione strettamente psicoanalitica sul terrore, sulla tortura, sull’uso della violenza sessuale come arma di guerra e sulle forme contemporanee della denegazione. Se la Conferenza intendeva riflettere sulla denegazione, sulla violenza e sul trauma nel mondo attuale, il rifiuto della sua proposta sulle conseguenze traumatiche del pogrom del 7 ottobre contraddice lo spirito stesso della convocazione.
Il secondo tema di riflessione include esplicitamente i traumi collettivi, la guerra, il terrorismo, il genocidio, la censura e il silenziamento. Tutte queste questioni sono presenti nella proposta. Per questo Ileyassoff ritiene che essa corrisponda punto per punto al tema. A suo parere, il rifiuto del comitato esprime una resistenza all’ascolto di una voce fuori dal coro su un tema tabù. È convinto che dietro le motivazioni esplicite della “non accettazione” esistano ragioni più profonde. Da una parte vi sarebbe il timore conformista delle possibili reazioni di un pubblico forse in maggioranza mal disposto, o persino ostile, a una lettura controcorrente degli episodi del 7 ottobre. Dall’altra, un’adesione implicita alla censura ideologica dominante nel mondo mediatico, accademico e intellettuale.
Nella sua risposta, denuncia la censura di una proposta su fatti ampiamente documentati, il che rafforza ulteriormente il silenzio che circonda questi eventi. Il trauma del 7 ottobre ha nomi, corpi, immagini, ostaggi, tunnel e torture. La sua intenzione era analizzare la lotta interiore della vita contro la morte nei sopravvissuti del 7 ottobre e negli ostaggi di Gaza, ponendo l’accento sul ruolo della solidarietà gruppale nel trionfo della vita ed evitando così il ricorso al meccanismo dell’identificazione con l’aggressore. La comunicazione cercava di indagare i rapporti tra esperienza del terrore, solitudine traumatica e identificazione con l’aggressore, riprendendo l’immagine dell’uccellino che, di fronte all’attacco imminente del rapace, si getta nelle sue fauci. Si tratta di una scena riferita a Ferenczi da un cacciatore, della quale Ferenczi si serve per riflettere su come, di fronte a un destino inevitabile, l’Io tenti di recuperare illusoriamente il dominio della situazione, anticipando attivamente la morte mediante il ricorso al suicidio.
Ricardo Ileyassoff ha alle spalle una traiettoria psicoanalitica e psicoterapeutica di cinquant’anni. Ha iniziato la sua carriera a Buenos Aires, l’ha proseguita a Parigi e dal 1988 risiede in Italia, nella provincia di Treviso. Ha fatto parte di diverse istituzioni psicoanalitiche e oggi è uno psicoanalista indipendente o, come preferisce dire, “non conformista”. Ha partecipato al colloquio “Le psychanaliste sous la terreur”, svoltosi a Parigi nel 1986 e pubblicato nel 1988 da Éditions Matrice. L’incontro si interrogava sul destino della psicoanalisi quando paziente e analista vivono sotto il terrore, la tortura, la censura e il silenzio, come accadde in Argentina, Brasile e Uruguay durante le dittature militari degli anni Settanta. Nel corso di questo percorso, anche la sua esperienza personale è stata profondamente segnata dalla progressiva perdita della vista. Considera inammissibile la condiscendenza verso il velo di silenzio che attualmente ricopre il trauma del 7 ottobre, e ancor più il fatto che tale silenzio possa trovare spazio in una conferenza internazionale organizzata da un’associazione che porta il nome di Sándor Ferenczi, il cui coraggio morale e il cui rifiuto del conformismo sono indissociabili dalla sua eredità.