L’Occidente è in letargo: così l’Islam abbatterà i nostri valori e sventolerà la bandiera nera

di Marco Del Monte - 29 Luglio 2026 alle 14:57

Sabato 25 luglio sono successi due fatti gravissimi: un attacco militare in piena regola dei black bloc ai cantieri della Tav a Chiomonte, sulla linea ad alta velocità Torino Lione, e un attentato al Gay Pride di BerlinoIl 13 luglio scorso avevamo già trattato il problema dei No-Tav in un articolo dal titolo “La saldatura tra No-Tav e pro-Pal: le piazze che cavalcano l’odio”, nel quale si parlava del mutuo soccorso che questi movimenti si danno l’un l’altro. I rivoltosi sono riusciti a entrare nei cantieri di Chiomonte e San Didero, distruggendo tutto il possibile, incendiando quattro automezzi dei Carabinieri e ferendo le forze dell’ordine. Siamo, dunque, in piena guerra civile, anche perché tra gli assalitori vi sono anche nord africani islamici di seconda e terza generazione, quindi, con cittadinanza italiana.

Molti di questi, domenica scorsa, hanno messo a ferro e fuoco la città di Bologna per una manifestazione di piazza, convocata dal sindaco Matteo Lepore, a causa della morte di Abderrahim Fakir, di origine marocchina, avvenuta durante una procedura d’arresto. Il sindaco è stato messo sotto scorta, perché ha ricevuto delle minacce di morte che non vengono da una parte sola: come due facce della stessa medaglia, lo attaccano sia i musulmani per aver lasciato fare alle forze di polizia, sia qualche italiano che ha esaurito la pazienza. Innanzitutto le forze di polizia non dipendono dal sindaco, e poi “qualche italiano” avrà pure considerato che non passa giorno senza che “qualche immigrato islamico” compia violenza su donne oppure accoltelli qualcuno.

L’attentato di Berlino, invece, è firmato, perché è ormai l’ennesimo episodio in cui un individuo si pone alla guida di un veicolo e si catapulta sulla folla per fare più morti possibile. L’episodio ha varie sfaccettature, perché è stato rivolto contro un’organizzazione LGBTQ+ che ha ammesso anche organizzazioni ebraiche (come affermato dall’associazione ebraica Keshet Europa), quindi ha doppia valenza, oltre a mettere in evidenza che in Italia, in maniera strisciante, stanno tornando le Leggi razziali. A condire il tutto è circolata la notizia che un Comune del Nord Italia ha permesso che una piscina comunale fosse aperta per un’ora soltanto a donne musulmane, con buona pace dell’uguaglianza.

L’Occidente è, dunque, in sonno, e si avvicina sempre di più il tempo in cui la bandiera nera dell’Islam combattente sventolerà sulla cupola di S. Pietro, a Roma, centro della cristianità. Non potendo fare altro, proviamo a ricordare a questo Occidente molle e arrendevole le gesta passate, quando l’Islam arrivò fino a Vienna. I musulmani furono sconfitti tre volte: a Poitiers, a Lepanto e a Vienna, tre battaglie vinte dall’Occidente, che si opponeva in armi alla pretesa di conquista dell’Islam delle terre e dei Paesi cristiani, ma soprattutto tendeva a sradicarne i valori, allora come oggi. Mettiamo un po’ d’ordine: la prima volta che l’Islam e il Cristianesimo vennero a confronto fu nella battaglia di Poitiers, del 10 ottobre 732; poi venne la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 e, infine, la battaglia di Vienna 11 e 12 settembre 1683. I comandanti furono nell’ordine: Carlo Martello, francese, Giovanni d’Austria e, da ultimo, Giovanni III Sobieski, polacco, che si scontrò con Kara Mustafà Pascià.

Cosa c’era di diverso da oggi? Per le motivazioni quasi niente, se si guarda il teatro di guerra dalla parte dei musulmani. L’Islam è nato per voler sottomettere il mondo alla legge coranica, realizzando ora l’Impero ottomano, ora il Califfato dei mori. Dalla legge islamica si deduce che ogni luogo dove ha pregato un musulmano diventa parte della grande famiglia e sono gli altri a doversi convertire o cedere il passo. Ora non ci sono più valori di pari forza in Occidente e, poiché l’Islam usa pure il terrorismo, si ha paura e quello che si concede è semplicemente per quieto vivere. Ma da quello che vediamo intorno, ogni concessione è vista dall’altra parte come un cedimento, una rinuncia, un passo per qualcosa che non ci appartiene.

I valori occidentali non sono più un collante, e quando a reggere la Chiesa c’è qualcuno che riceve gli iraniani con tutti gli onori, c’è poco da sperare. Non avremo mai più un Carlo Martello, specie ora che non c’è un Fabrizio de Andrè che ne canti le lodi. Con la cancellazione di queste tre grandi battaglie di resistenza, con la mutilazione fisica delle bambine e della Divina commedia (dalla quale dovrà essere tolto il canto che rappresenta il Profeta all’inferno), non c’è speranza. È evidente che la fede si sta sciogliendo come i ghiacciai (baluardi del clima), mentre la fede dovrebbe essere il baluardo alle ingiustizie, ai soprusi, ai sacrifici rituali.

Siamo in pieno ventunesimo secolo e tolleriamo che ci sia la strage dei capretti nel cosiddetto giorno del sacrificio. Altro che Medioevo: questa è roba del 2000 a. C. Da qui vengono le tragedie alle quali assistiamo passivi: ci stanno imponendo di riconoscere uno Stato fantasma, quasi fossimo dei piccoli Peter Pan, che cercano l’Isola che non c’è, senza renderci conto che ad Hamas non importa un bel niente dei palestinesi e del loro fantasioso Paese. Si continua a ripetere il mantra dei due popoli e due Stati, un fatto contro natura, contro la storia, a favore di un’impalcatura che non c’è. Quante via Lepanto dovremmo fare? Manca solo il coraggio!

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