Meloni non rincorra l’antisionismo e l’antiamericanismo della sinistra

di Marco Del Monte - 17 Aprile 2026 alle 08:13

Lo scriviamo tutti i giorni: i conflitti in essere stanno gravemente minando l’economia mondiale, incrementando a dismisura speculazioni e affari poco chiari. Secondo l’idea che ha portato alla creazione dell’Unione europea (Trattato di Roma, firmato il 25 marzo 1957, istitutivo della CEE, Comunità Economica Europea), dovremmo già avere da un pezzo un esercito unico europeo efficiente e in grado di affrancare i vari stati dalla dipendenza dagli Usa. Se, all’improvviso, arrivasse E.T. capirebbe che sono trascorsi invano 70 anni di storie mancate e di collaborazioni sempre sul punto di essere attuate. Molti nuovi Paesi entrati di recente nell’Ue, come l’Ungheria di Orbán, hanno solo beneficiato di fondi, mettendosi spesso di traverso a ogni decisione che andasse contro gli interessi russi. L’Inghilterra, che costituiva la naturale cerniera con gli Stati Uniti, a seguito del referendum denominato “Brexit” (23 giugno 2016) ha abbandonato l’Europa, rinchiudendosi ancora una volta nei confini dell’altera “Albione”, salvo pentirsi nelle attuali circostanze.

Il fenomeno della gestione dei migranti (sempre più numerosi quelli di fede islamica) ha creato delle enormi frizioni tra Stato e Stato, tanto che alla frontiera tra Italia e Francia ci sono stati alterchi e scontri quasi fisici tra le due forze di frontiera. Praticamente ogni Paese è stato lasciato a sé stesso, e questo ha favorito il risorgere dei nazionalismi, circostanza di cui si sono giovati i partiti di destra. L’alto numero di immigrati, però, ha creato forti tensioni sociali che i governi non riescono a gestire, riuscendo invece a rafforzare i partiti di sinistra parlamentare, sempre più populista perché condizionata a sua volta da frange sempre più numerose di formazioni anarchiche ed extra parlamentari, che li scavalcano a sinistra. Queste formazioni, ovviamente, non vanno in piazza a partecipare docilmente ai cortei indetti per qualunque motivo, e perciò spesso sfociano in manifestazioni violente, al limite della guerriglia.

Da quattro anni a questa parte (più o meno dall’inizio della guerra russo-ucraina), in molti Paesi la destra è andata al governo e, contemporaneamente, è aumentata la partecipazione “a sinistra” di molti gruppi islamici che, prendendo come spunto il problema palestinese, sono andati a ingrossare le fila dei violenti. Il problema palestinese, d’altra parte, è così preponderante rispetto a tutto il resto per un motivo molto semplice: ha come contraltare lo Stato di Israele, sempre più definito “stato degli ebrei”. Come ebbero modo di constatare Joseph Swan (inventore della lampadina) e Thomas Edison (che la perfezionò), se si avvicinano due fili elettrici di segno opposto si crea un cortocircuito, evitabile se tra i due fili si mette una resistenza che assorbe energia ed evita l’inconveniente.

Il conflitto secolare tra i musulmani e gli ebrei è uscito dalla Palestina Adrianea diffondendosi in tutto il mondo. Le cause e le motivazioni meriterebbero ben altra attenzione, ma il nostro interesse è cercare di capire come e perché questo scontro coinvolge i governi europei e, in particolare, quello italiano. In Italia è al governo la destra. L’esecutivo ha esercitato la sua funzione in modo egregio, anche se l’opposizione lo chiama a riferire a ogni azione. Tra le tante cose da fare, però, il governo ha inteso porre come problema vitale la riforma della magistratura, superando lo scoglio delle quattro letture alle Camere, senza raggiungere i due terzi dei parlamentari; in questo caso la Costituzione prevede il ricorso ai cittadini, mediante un referendum confermativo, che è stato regolarmente indetto. Nel corso della non lunga campagna elettorale, ci sono stati scontri al calor bianco tra l’opposizione nel suo complesso e la destra al governo. La campagna è stata senza esclusione di colpi, ma ha imboccato subito la direzione sbagliata finita nell’arena dello scontro politico, mentre il merito della questione è rimasto nella mente di Giove Pluvio.

Come noto, ha vinto l’opposizione (e ha perso il popolo) che ha condotto la campagna con manifestazioni e piazze che di giustizia non hanno avuto niente, perché si è parlato solo della “guerra di Gaza”, argomento appunto da cortocircuito. Si sono risvegliate anche le antiche origini di alcuni partiti al governo, eredi della destra di Giorgio Almirante, con il carico di antiamericanismo che li ha sempre contraddistinti. C’è da supporre che il governo aspettasse un episodio qualunque per svincolarsi dall’America a guida trumpiana, arrivato con la poca creanza di Donald Trump, che ha avuto la malaugurata idea di attaccare il Papa. La premier, senza neanche pensarci, ha preso le distanze, difendendo il Pontefice e provocando la controreazione di Trump. A questo punto, al governo probabilmente si sono fatti due conti, arrivando alla conclusione che non si poteva lasciare campo libero all’antisionismo e all’antiamericanismo della sinistra. Così si è messo in forse la collaborazione con Israele nel campo della difesa, ma siccome in questo momento con il gioco del calcio andiamo molto male, non ci è parso vero di farci un clamoroso autogol.

Il grande archivio di Israele

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