Milano indossa la Kippà per contrastare l’antisemitismo
di Dalia Gubbay - 18 Settembre 2026 alle 10:35
Il 22 settembre, in Piazza San Carlo, Milano scenderà in piazza. Non per una ricorrenza, non per una festa: per dire, semplicemente, che chi porta una kippa per strada ha il diritto di farlo senza guardarsi alle spalle. “Milano indossa la Kippa” non è solo lo slogan di una manifestazione: è un titolo che pesa, perché racconta con una sola immagine quello che tante parole faticano a dire. L’aggressione odiosa ad un rabbino avvenuta solo pochi giorni fa rappresenta un episodio intollerabile, la misura è decisamente colma. Perché la verità è che l’antisemitismo, in questi mesi, sta crescendo e lo sappiamo tutti. Non parlo di un sentimento astratto. Parlo di scritte sui muri, di bambini che nascondono la kippa sotto un cappuccio, delle piccole rinunce quotidiane di chi ha imparato, di nuovo, a rendersi invisibile per sentirsi al sicuro. E chi come me vive ogni giorno la comunità ebraica milanese, le sue scuole, le sue famiglie, i suoi ragazzi. sa che questa non è percezione: è la cronaca di tutti i giorni.
I milanesi ebrei non chiedono privilegi. Chiedono una cosa sola, elementare: poter vivere la propria identità alla luce del sole.Senza paura.È una richiesta minima. Lo dico senza mezzi termini: siamo stanchi. Stufi. Stufi di dover spiegare, ogni volta, che la lotta all’antisemitismo non è una questione di parte, non è un tema che riguarda altri. Stufi di leggere ricostruzioni che minimizzano, relativizzano, o peggio ancora invertono le responsabilità tra chi subisce e chi odia. Ed è proprio per questo che Piazza San Carlo, il 22 settembre, non può essere una piazza di soli ebrei. Sarebbe un fallimento, prima ancora che una piazza vuota. La lotta all’antisemitismo, come ogni lotta contro il razzismo e l’intolleranza, riguarda la tenuta democratica di un’intera città, non di una sola comunità che si difende da sola. Per questo l’appello è rivolto a tutta Milano: ai cattolici e ai musulmani, ai laici e ai credenti, a chi non ha mai messo piede in una sinagoga e forse non conosce nessun ebreo. Scendere in piazza il 22 settembre, indossando, chi vuole, anche solo simbolicamente una kippa, non è un gesto di appartenenza religiosa: è un gesto di cittadinanza. Se questa piazza resta un affare tra ebrei, avremo già perso. Ma tutto questo non sarà comunque sufficiente. Ora serve che il ddl contro l’antisemitismo, già approvato dal Senato e ora fermo alla Camera, arrivi finalmente in porto, senza ulteriori rinvii. Milano è chiamata a indossare la kippa. Tutta Milano. E il Parlamento, dal canto suo, è chiamato a indossare la responsabilità che gli è propria, portando a casa una legge che dica, senza ambiguità, che l’odio antiebraico non ha cittadinanza in questo Paese.