Rassegna stampa del 19 gennaio 2026
La rassegna di oggi riflette bene la confusione che circonda il dibattito su Israele: piani di pace presentati come operazioni finanziarie, cronache umanitarie scollegate dal contesto militare e un antisemitismo che riemerge mascherato da critica politica.
Il cosiddetto “Board di pace” per Gaza viene raccontato da molti giornali come un’iniziativa tecnica o diplomatica, senza interrogarsi sulla sua sostenibilità reale né sul ruolo di Hamas. In parallelo, le proteste anti-israeliane in Europa e le campagne culturali di boicottaggio trovano spesso spazio senza un adeguato contraddittorio.
In questo quadro spiccano pochi articoli capaci di nominare il problema alla radice – l’odio antiebraico e il terrorismo islamista – mentre altri scivolano in narrazioni ideologiche che rovesciano responsabilità e fatti.
L’antisemitismo e il virus che ha divorato l’Iran
Il commento più centrato della giornata. Cerasa lega l’antisemitismo di regime iraniano alla destabilizzazione regionale e alla guerra contro Israele, mostrando come l’odio antiebraico non sia un effetto collaterale ma un pilastro ideologico. Un’analisi che restituisce profondità storica e politica al conflitto, evitando letture moralistiche e riportando l’attenzione sulle responsabilità reali.
Board di pace, Trump fissa il prezzo. «Un miliardo per sedere al tavolo»
Un articolo informativo che racconta il progetto del Board di pace come grande operazione politico-finanziaria. Il limite sta nell’impostazione: il piano viene descritto soprattutto come dinamica negoziale, mentre restano sullo sfondo il ruolo di Hamas e le esigenze di sicurezza israeliane. Non ostile, ma sbilanciato sull’aspetto diplomatico.
L’altro genocidio di Gaza: le culle sempre più vuote
L’articolo più ideologico della rassegna. Il termine “genocidio” viene utilizzato senza fondamento giuridico né storico, ignorando il contesto della guerra e il ruolo di Hamas. Israele è rappresentato come unico responsabile, senza fonti plurali né confronto con dati verificabili. Un esempio di narrazione emotiva che alimenta disinformazione e bias anti-israeliano.