Rassegna stampa del 21 gennaio 2026
La rassegna di oggi è dominata dal dibattito sul Board of Peace per Gaza, accolto con crescente scetticismo da molte capitali europee e raccontato dai giornali spesso come una questione procedurale più che politica.
Accanto a questo tema emergono due fili centrali: da un lato la difficoltà, anche in Italia, di affrontare senza ambiguità l’antisemitismo che attraversa una parte della sinistra e del mondo pro-Pal; dall’altro il ritorno di Hamas come attore militare e organizzativo nella Striscia, nonostante tregue e mediazioni.
In questo contesto, la distanza tra informazione e militanza è evidente: pochi articoli tengono insieme sicurezza israeliana, terrorismo e responsabilità internazionali, mentre altri insistono su narrazioni unilaterali che rimuovono Hamas e trasformano Israele nell’unico colpevole.
Dal «pizzo» sugli aiuti alla tregua per riarmarsi Così il terrore riparte dai tunnel ristrutturati E da un esercito di 15mila operai-killer ragazzini
Il miglior pezzo della giornata. Mancini ricostruisce in modo documentato come Hamas abbia sfruttato tregue e aiuti per riorganizzarsi militarmente, riportando al centro il tema rimosso da molta stampa: il terrorismo come attore strutturale a Gaza. Un’analisi che restituisce contesto, responsabilità e spiega perché Israele non possa permettersi illusioni diplomatiche.
Il Board per la pace trova poche adesioni. Starmer verso il no
Un pezzo informativo che fotografa le difficoltà politiche del Board of Peace e le resistenze europee, a partire dal possibile no britannico. La ricostruzione è utile e aggiornata, ma l’impostazione resta tutta interna alle dinamiche diplomatiche, senza interrogarsi davvero sulle ragioni di sicurezza che spingono Israele a diffidare dell’iniziativa. Il risultato è un quadro parziale: corretto nei fatti, debole nell’analisi delle responsabilità
Raid, demolizioni, fame. A Hebron come a Gaza
L’articolo peggiore della rassegna. Il conflitto viene appiattito su una narrazione accusatoria che assimila contesti diversi e ignora del tutto terrorismo, sicurezza e responsabilità palestinesi. Israele è descritto come unica causa della crisi, senza fonti plurali né dati verificabili. Un esempio classico di militanza travestita da cronaca.