Il presidio civico di Piazza Galvani a Bologna del 23 aprile
Resistere per esistere: quando la memoria torna a chi se la merita. Una piazza nata dal basso
di Carmen Dal Monte - 22 Aprile 2026 alle 08:17
Ci sono iniziative che nascono dai partiti e scendono verso i cittadini, e ci sono iniziative che nascono dai cittadini e costringono i partiti a seguire. “Resistere per esistere“, il presidio civico di Piazza Galvani a Bologna del 23 aprile, appartiene alla seconda categoria — e già questo, in un Paese dove la politica tende ad appropriarsi di tutto, vale la pena di essere detto. L’hanno costruita le associazioni promotrici: Free4Future, la comunità iraniana di Parma, l’associazione italo-ucraina NaRyna, Shanì Collettiva. Hanno aderito decine di realtà civiche da tutta Italia — il Museo della Brigata Ebraica, l’Unione Leone e Sole di Bologna, Venice4Israel, l’Associazione Libertà dei Popoli, l’Associazione Arma Aeronautica — realtà lontane tra loro per storia e provenienza, unite da un appello semplice e preciso: portate la vostra storia, portate la memoria di chi ha scelto di resistere — ieri o oggi, in Ucraina, in Iran, in Venezuela, in Israele.
Il presidio si è costruito così, per accumulo di testimonianze reali, senza un palco istituzionale e senza una regia di partito. Le adesioni politiche sono arrivate dopo, e vengono da schieramenti lontanissimi tra loro: Italia Viva, il Partito Socialista, il Partito Repubblicano, Azione, Europa Radicale, Forza Italia. Una coalizione che nessuno stato maggiore di partito avrebbe saputo — o voluto — mettere insieme, e che esiste proprio perché l’iniziativa è partita dal basso, da chi aveva qualcosa da dire prima ancora di sapere chi altro avrebbe firmato. Tutto questo accade alla vigilia del 25 aprile. La coincidenza vale una riflessione. Da anni, la ricorrenza della Liberazione è diventata un campo di battaglia identitario: chi può sfilare, chi viene escluso, quali bandiere sono ammesse, quali resistenze meritano di essere ricordate e quali no. Il risultato è che una data che dovrebbe unire divide, e che la memoria della Resistenza è stata ridotta a patrimonio di una parte sola, brandita come clava contro chiunque non si riconosca in quella liturgia.
La piazza del 23 aprile dice altro. Dice che la resistenza alla tirannia — quella vera, quella che si paga con il sangue — appartiene a chiunque abbia il coraggio di praticarla, indipendentemente dalla bandiera che porta e dal Paese da cui viene. Chi combatte oggi in Ucraina sotto i missili, chi scende in strada in Iran sapendo il rischio che corre, chi in Israele difende il diritto a esistere: sono tutti eredi della stessa scelta morale che fecero i partigiani italiani ottant’anni fa. La Brigata Ebraica combatté fianco a fianco con quei partigiani, liberò città italiane, è sepolta nei cimiteri di questa terra — eppure negli ultimi anni qualcuno ha trovato il modo di renderla scomoda, di toglierle il posto che le spetta nel racconto della Liberazione. Riconoscere tutto questo richiede onestà intellettuale, prima ancora che coraggio politico. Chi ha fatto del 25 aprile un momento di parte ha perso quella onestà da tempo.
A Bologna lo sappiamo bene: il 27 gennaio scorso, Giornata della Memoria, la presidente provinciale dell’ANPI ha abbandonato il tavolo istituzionale per raggiungere un presidio che parlava di genocidio a Gaza. Chi compie quella scelta il giorno della Memoria ha già detto tutto quello che c’era da dire. Il 23 aprile, in Piazza Galvani, ci sarà chi sa ancora distinguere tra chi opprime e chi resiste. Ci vediamo a Bologna, mercoledì 23 aprile, ore 18, Piazza Galvani.
