Ricordate il boicottaggio contro Teva? Ora i farmaci israeliani tornano al bancone per curare i pazienti

di David Gerbi - 25 Giugno 2026 alle 08:23

Qualche mese fa lessi della Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco, un’iniziativa che permette ai cittadini di acquistare medicinali e prodotti sanitari destinati a persone in difficoltà economica. Ne apprezzai immediatamente lo spirito. L’idea era semplice: acquistare farmaci o prodotti sanitari da destinare a chi non può permetterseli. Decisi quindi di dare anch’io il mio contributo. Mentre mi recavo in banca, mi fermai in una farmacia aderente all’iniziativa. In quel periodo si parlava molto del boicottaggio dei prodotti della multinazionale farmaceutica israeliana Teva. Proprio per questo motivo pensai che sarebbe stato bello acquistare uno di quei prodotti e destinarlo a chi ne aveva bisogno.

Entrai in farmacia e chiesi informazioni. La risposta fu cortese ma inattesa. Mi venne detto che quei prodotti non erano disponibili e un’altra farmacista intervenne spiegando che avrebbero potuto propormi prodotti equivalenti di altre aziende. Aprii le braccia e domandai semplicemente: «Come mai non ci sono?». Ricordo ancora il lieve imbarazzo che percepii nella risposta. Nessuno sembrava voler affrontare realmente la questione. Quando la farmacista tornò a propormi un prodotto alternativo, risposi con una spontaneità che ancora oggi mi sorprende: «La ringrazio, non è necessario. Buona giornata». E me ne andai. Non ci fu polemica, non ci fu discussione e non cercai di convincere nessuno. Tuttavia quell’episodio mi lasciò dentro una sensazione di amarezza.

Qualche giorno fa, invece, è accaduto qualcosa di completamente diverso. Mi trovavo nella farmacia alla quale mi rivolgo abitualmente, una farmacia che negli anni ho imparato ad apprezzare per la competenza e la disponibilità dei professionisti che vi lavorano. Con mia sorpresa ho visto un prodotto Teva esposto in evidenza e, sapendo che in alcune realtà questi prodotti erano stati oggetto di campagne di boicottaggio, ho chiesto al farmacista come mai avessero deciso di mantenerli e promuoverli. La risposta è stata semplice e, proprio per questo, significativa. Non mi ha parlato di Israele, non mi ha parlato dei palestinesi e non mi ha parlato di politica. Mi ha detto semplicemente che si trattava di un buon prodotto, richiesto dai clienti e utile ai pazienti. E ha aggiunto che naturalmente anche gli aspetti economici hanno il loro peso, ma che il loro compito principale resta quello di rispondere ai bisogni delle persone.

Sono uscito dalla farmacia profondamente colpito. Il farmacista non sapeva che sono ebreo, non sapeva del mio legame con Israele e non conosceva le mie opinioni sul conflitto mediorientale. Stava semplicemente ragionando da farmacista. Ed è proprio questo che mi ha colpito. Mi sono reso conto che ciò che avevo vissuto era, per usare un’espressione della psicologia, una vera esperienza emotiva riparatrice. Cinque mesi prima avevo incontrato una realtà che sembrava lasciarsi guidare dall’ideologia; ora ne incontravo un’altra che sembrava lasciarsi guidare dalla responsabilità professionale e dal buon senso. Non si trattava di stabilire chi fosse politicamente più corretto. Si trattava di osservare una differenza fondamentale. Nel primo caso sembrava prevalere il simbolo, nel secondo prevaleva la realtà.

Viviamo in un tempo in cui quasi ogni questione rischia di essere trasformata in uno scontro ideologico. Le persone vengono spesso spinte a schierarsi prima ancora di osservare i fatti concreti. Eppure la vita continua a ricordarci qualcosa di molto semplice: un farmacista pensa alla salute dei pazienti, un medico pensa a curare, un insegnante pensa a insegnare. Quando ciascuno rimane fedele alla propria funzione, la realtà tende a diventare più forte delle ideologie. Naturalmente le questioni politiche e morali esistono e sono importanti. Il conflitto mediorientale suscita interrogativi profondi e dolorosi, e ognuno ha il diritto di sostenere le cause che ritiene giuste. Ma esiste una differenza tra il dibattito politico e la vita reale: nel dibattito politico si ragiona spesso per simboli, nella vita reale si ragiona per conseguenze concrete. Forse è per questo che quella semplice conversazione in farmacia mi ha colpito più di tante discussioni sui social network. Mi ha ricordato che esistono ancora persone che osservano la realtà prima delle ideologie e che, qualche volta, il buon senso non solo resiste, ma riesce ancora a prevalere.

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