Scontro istituzionale tra governo e Alta Corte di Giustizia. Israele deve dotarsi di una Costituzione

di Giuseppe Kalowski - 8 Luglio 2026 alle 14:53

TEL AVIV
È scontro aperto tra il governo israeliano e l’Alta Corte di Giustizia. Domenica scorsa il governo Netanyahu ha annunciato che si sarebbe rifiutato di conformarsi a una sentenza vincolante dell’Alta Corte riguardante la Seconda Autorità per la televisione e la radio, organismo che supervisiona il settore, tutela gli interessi degli utenti, vigila sul rispetto degli standard etici e promuove la competitività del mercato. Il contenzioso nasce dalla controversa proposta di legge sulla riforma della comunicazione, che mira a ristrutturare il sistema di controllo delle trasmissioni in Israele e a riformare il settore radiotelevisivo, nonché dalle dimissioni di sei componenti dell’Autorità, che, secondo la legge, le avrebbero impedito di continuare a operare. Secondo la Corte, invece, le dimissioni sono state il risultato delle pressioni esercitate dal ministro Shlomo Karhi e, di conseguenza, ha stabilito che l’Autorità avrebbe continuato a svolgere le proprie funzioni.

Questo è solo l’ultimo degli scontri tra l’Alta Corte e il governo, ma è la prima volta che la coalizione di maggioranza sembra determinata a non conformarsi a una decisione della magistratura. Secondo il ministro della Giustizia Yariv Levin e il ministro della Comunicazione Shlomo Karhi, infatti, la sentenza contraddice la legge e, pertanto, sarebbe irricevibile, nulla e priva di effetti. Al di là della fondatezza o meno della posizione del governo, non si può non considerare la gravità dello scontro istituzionale tra il potere esecutivo e quello giudiziario e le possibili conseguenze di una decisione così netta. Il presidente Isaac Herzog ha dichiarato che il governo ha oltrepassato la linea rossa.

La situazione è resa ancora più delicata dall’assenza di una Costituzione in Israele e dal consolidato contrasto tra il governo e la magistratura. Questo conflitto potrebbe minare i princìpi fondamentali dello Stato di diritto e portare a una progressiva disgregazione del Paese, proprio nel momento in cui Israele ha più bisogno di unità che di divisioni. L’Alta Corte di Giustizia va probabilmente riformata, perché una parte consistente dell’opinione pubblica la percepisce come politicamente schierata. Ma forse, come sostiene Naftali Bennett, leader del partito di opposizione Yachad, è arrivato il momento di rompere gli indugi e scrivere finalmente una Costituzione che definisca in modo organico le funzioni e i rapporti tra gli organi dello Stato.

Resta da vedere se una delle due parti intenda davvero forzare lo scontro istituzionale, considerando che il Paese è in piena campagna elettorale, oppure se prevarrà la volontà di ricomporre la crisi. Non è ancora chiaro se Israele stia realmente assistendo a una crisi costituzionale oppure se la coalizione di governo e l’opposizione stiano sfruttando la disputa istituzionale per mobilitare i rispettivi sostenitori in vista delle prossime elezioni.

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