Tav, agenti e Brunori nel mirino: i pro-Pal italiani scatenano violenza e odio

di Marco Del Monte - 1 Agosto 2026 alle 17:33

La seconda metà del mese di luglio rischia di diventare un palcoscenico mediatico rovinoso per il nostro Paese, a causa di fatti terribili, apparentemente distinti l’uno dall’altro, ma che hanno un comune denominatore: la fragilità delle istituzioni, che concretizzano il rischio di un crollo del sistema democratico. Tra i molteplici fatti di cronaca nera, che, comunque, mostrano il moltiplicarsi di aggressioni all’arma bianca, ci sono tre fatti che si ergono sopra gli altri. Si tratta della “guerra della Val di Susa”, della “guerra di Bologna” e della “guerra” mossa a un giornalista della Rai, Giovan Battista Brunori.

Qualche settimana fa abbiamo già avuto modo di occuparci dei legami che si vanno stringendo tra i No-Tav e i pro-Pal: non c’è infatti manifestazione dell’uno o dell’altro che non veda le insegne dei due gruppi sventolare insieme. Il 25 luglio nei cantieri italiani della Tav Torino-Lione c’è stata l’esibizione di un esercito armato e organizzato di tutto punto che ha assaltato i cantieri e affrontato le Forze dell’ordine con una tattica di guerra. Gli assalitori erano in divisa nera, dotati di tutti i mezzi elettronici adatti a disturbare le comunicazioni, divisi in gruppi organizzati che si distinguevano solo per il colore dei guanti, ognuno con un colore diverso corrispondente a un compito ben preciso da svolgere. Erano armati di cesoie, bombe carta potenti, bottiglie Molotov, mortai artigianali, ma molto efficienti, coltelli e bastoni e hanno provocato il ferimento di oltre centoventi uomini dello Stato, dotati solo di idranti, lacrimogeni e manganelli, ma soprattutto con regole d’ingaggio del tutto inadeguate. La strategia di questi gruppi è da guerrigliaLa falla nell’organizzazione dello Stato sta nell’esito, e cioè nell’identificazione di oltre tremila partecipanti, di cui circa cinquecento “assalitori” a fronte di poche unità arrestate, tra cui due cittadini tedeschi ora in carcere a Torino; i danni, nel solo cantiere di Chiomonte, sfiorano il milione di euro.

L’ulteriore smacco per lo Stato è che gli organizzatori hanno già indetto una nuova manifestazione, con l’opposizione che plaude al “diritto di manifestare”. E si è visto chiaramente un capannone il cui tetto era quasi interamente coperto da una gigantesca bandiera palestinese. Per concludere questa prima, dolorosa vicenda c’è da dire che sul versante francese, nel corso degli anni, c’è stata una sola manifestazione violenta e che i lavori sono a buon punto, il che potrebbe provocare l’intervento della Commissione europea, motivata dal forte squilibrio nell’esecuzione dei lavori tra i due versanti.

La seconda vicenda riguarda Abderrahim Fakir, morto durante l’arresto. Premesso che di fronte a fatti di questa gravità interviene subito la magistratura, che guida il procedimento futuro, compresa l’autopsia, in genere affidata ad esperti, con la partecipazione dei periti di parte, non era da aspettarsi che il sindaco di Bologna chiamasse la gente in piazza Nettuno, immediatamente. Il risultato è stato quello di avere un’altra giornata di guerriglia, condotta da una frangia violenta che ha occupato piazza Roosevelt, con il centro della città vandalizzato; naturalmente con molti uomini delle Forze dell’ordine feriti.

Il terzo episodio, secondo me, è il più grave, e riguarda uno stimato giornalista, inviato di guerra, che ama fare il suo mestiere: raccontare i fatti. Il 24 luglio alcuni israeliani si sono trovati nei pressi del villaggio di Tell, vicino a Nablus; gli abitanti del villaggio hanno subito pensato a una provocazione e, dato il clima, hanno assalito il gruppo con il risultato di avere sei morti tra i due gruppi. Nei servizi sulle reti Rai 1 e 2 il 24 e il 25 luglio, Giovan Battista Brunori ha detto che degli “escursionisti” israeliani erano stati assaliti vicino a Nablus, con sei morti complessivi. Sulla testa del giornalista si è scatenato l’inferno.

Cosa ancora più seria, il 30 luglio nella sede Rai di Saxa Rubra, da dove partono i servizi, è comparso un manifesto firmato dalla Global Sumud Flotilla e da comitati pro-Pal con la rappresentazione di un israeliano nelle sembianze di un “lucifero assetato di sangue” e con sotto scritto “L’excurSIONISTA”. L’episodio è grave perché qualcuno dall’interno l’ha messo e nessuno l’ha tolto, e dimostra, insieme agli altri casi esaminati, che cosa ci possiamo attendere dal nostro sfortunato Paese.

Il grande archivio di Israele

Abbonamenti de Il Riformista

In partnership esclusiva tra il Riformista e JNS

ABBONATI
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x