Tavola rotonda ISGAP: sicurezza, finanziamenti e rischio radicalizzazione nelle democrazie liberali
di Redazione - 22 Giugno 2026 alle 14:31
«L’islamismo rappresenta una sfida interna per le democrazie liberali» È il messaggio chiaro e inequivocabile emerso dalla tavola rotonda organizzata dall’ISGAP (Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy), che ha visto la partecipazione di generali, Guardia di Finanza, rappresentanti di autorità antiriciclaggio, esperti di geopolitica, media nazionali e alcuni deputati. Tra questi, la senatrice Mariastella Gelmini, che ha sottolineato come «i soldi non viaggiano mai da soli e serve trasparenza sui finanziamenti», aggiungendo però l’importanza di «non cadere nella generalizzazione e nella sfiducia», e il deputato Manuele Loperfido, parlamentare italiano e membro della delegazione OSCE con incarico di vicepresidente del Comitato Antiterrorismo, che ha evidenziato come sia necessaria maggiore consapevolezza internazionale perché i flussi finanziari possono provenire da un Paese mentre il proselitismo avviene altrove, anche online, e come l’uso dell’intelligenza artificiale stia amplificando in modo esponenziale le dinamiche di adescamento e diffusione della propaganda verso soggetti vulnerabili.
L’incontro si è aperto con il saluto di Charles Asher Small da Washington, Direttore Esecutivo ISGAP e l’introduzione da parte di Robert Hassan. Per Haras Rafiq, vicepresidente di ISGAP e membro del Centro Europeo Antiterrorismo di Europol, con in passato diverse consulenze a Primi Ministri inglesi (tra cui Tony Blair, David Cameron e Boris Johnson) e Segretari di Stato statunitensi. è fondamentale distinguere tra Islam e islamismo. Secondo Rafiq, l’Islam è una religione professata da milioni di persone nel mondo, mentre l’islamismo costituisce un’ideologia politica che punta a organizzare la società e lo Stato secondo la legge della Sharia.
Rafiq ha sostenuto che il termine “islamofobia” venga talvolta utilizzato per delegittimare o scoraggiare le critiche rivolte all’islamismo politico. In una democrazia liberale, ha affermato, deve essere possibile contestare un’ideologia politica senza che ciò venga automaticamente interpretato come un attacco a una religione.
Il vicepresidente di ISGAP ha inoltre osservato come le società occidentali abbiano compiuto importanti progressi nella lotta al razzismo rispetto al passato, pur trovandosi oggi ad affrontare nuove forme di radicalizzazione e polarizzazione ideologica.
La “palestinizzazione” del conflitto
Altro tema è quello dell’influenza esercitata dai movimenti islamisti sulla narrazione pubblica. Rafiq ha parlato di una progressiva “palestinizzazione” di numerosi problemi sociali, ossia della tendenza a collegare questioni interne e difficoltà economiche o sociali al conflitto israelo-palestinese. Ha inoltre sottolineato come gli episodi di radicalizzazione raramente siano riconducibili a individui completamente isolati, ma si sviluppino all’interno di reti di relazioni e contesti ideologici guidati da figure carismatiche.
L’Italia e l’islam politico
Con riferimento all’Italia, Rafiq ha descritto il Paese come caratterizzato da una forte presenza della società civile, ma ha anche espresso preoccupazione per l’attività di alcune organizzazioni che, a suo giudizio, sarebbero vicine all’ideologia dei Fratelli Musulmani e opererebbero attraverso associazioni, centri islamici, moschee e piattaforme online.
Rafiq ha quindi posto una questione che riguarda tutte le democrazie liberali: come contrastare processi di radicalizzazione e influenza ideologica quando essi si sviluppano all’interno di organizzazioni formalmente legali e inserite nel tessuto associativo.
Nel corso della discussione è stato inoltre evidenziato come diverse forme di estremismo condividano elementi di antisemitismo, individuato come uno dei principali punti di contatto tra movimenti radicali di diversa matrice.
Infine, il vicepresidente di ISGAP ha spiegato perché l’Italia rivesta un ruolo strategico nel contesto europeo e mediterraneo: la sua appartenenza all’Unione Europea, la presenza del Vaticano e la posizione geografica che la rende una porta d’accesso verso il Nord Africa e la Libia ne fanno, secondo Rafiq, un Paese di particolare rilevanza nelle dinamiche geopolitiche contemporanee. I principali attori citati in questo quadro sono Qatar e Turchia, considerati influenti nel sostegno o nel passaggio di reti legate all’islamismo politico internazionale.