Il reportage: la normalità è diventata anormale e l'anormalità è diventata normale
Tel Aviv, Jaffa e la sorprendente normalità di Israele che continua a scegliere la vita
di David Gerbi - 29 Maggio 2026 alle 14:43
Oggi è stato il mio primo giorno di ritorno a Tel Aviv dopo mesi di assenza da Israele per motivi di guerra. E la cosa che più mi ha colpito è stata ritrovare un Paese che funziona. Le persone sono gentili, disponibili, educate. Certo, sono preoccupate per ciò che sta accadendo, ma non paralizzate dalla paura. Molti mi hanno detto: “Cerco di evitare le notizie”. Una ragazza mi ha confidato una frase molto semplice ma vera: “L’importante è non perdere mai l’ottimismo”. Un altro, scherzando, prendendomi sotto braccio, mi ha detto: “Allora torno con te a Roma”.
Il clima che ho trovato è sereno. Ma non è una serenità artificiale o ingenua. È una serenità conquistata, pagata a caro prezzo dopo tragedie, guerre, attentati, lutti. Israele vive così sin dalla sua nascita: le generazioni passano, le guerre continuano, e il Paese continua a difendersi e a vivere. Ed è forse proprio questo che oggi molti non riescono a tollerare. Più Israele viene attaccato militarmente, politicamente e mediaticamente, più continua a rimanere una società viva, vibrante, funzionante, capace di produrre cultura, ricerca, innovazione, relazioni umane e speranza. Certamente, come in ogni democrazia, esistono governi, opposizioni, errori politici e forti divisioni interne. Ma io qui non sto parlando del governo. Sto parlando della vita reale delle persone.
Per strada si vedono madri con i passeggini, anziani che camminano lentamente, ragazzi seduti nei bar, giovani che la sera escono nei ristoranti. I negozi sono aperti. La città vive. E tutto questo avviene mentre il Paese continua a vivere in una condizione che, altrove, sarebbe considerata insostenibile: sotto minaccia permanente, sotto attacco, in uno stato costante di allerta e vigilanza. Eppure la vita continua. In aereo ho incontrato persone che venivano in Israele da Roma per il matrimonio dei figli. Molti amici e parenti partiti apposta per festeggiare il matrimonio e celebrare la vita che continua. Hanno scelto di sposarsi qui, proprio qui, in questo momento storico. E questa mi è sembrata un’immagine molto forte: mentre nel mondo si racconta Israele come un luogo da evitare, c’è chi sceglie di costruirci il proprio futuro.
Negli ultimi mesi ho capito sempre di più che oggi esiste una vera e propria guerra di narrative. A seconda delle testate giornalistiche, dei partiti politici e dei telegiornali, viene raccontata solo la parte di realtà che conviene mostrare. Tutto viene decontestualizzato. Tutto diventa slogan. Io sono sionista da sempre. Amo Israele. I miei genitori, i miei nonni e i miei antenati sono sepolti qui. La mia famiglia vive qui. E non ho alcun problema, in un momento come questo, a dichiarare apertamente di essere sionista fino al midollo. Purtroppo viviamo in un tempo in cui una bugia, ripetuta infinite volte, rischia di diventare verità. Ma per me la verità resta verità, anche quando diventa impopolare dirlo. E forse il paradosso più grande di questo tempo è proprio questo: che oggi la normalità israeliana viene raccontata come qualcosa di anormale, mentre l’anormalità dell’odio, della demonizzazione e della distorsione continua della realtà è diventata normale.
Oggi ho visitato il centro di Tel Aviv e sono andato a fare una passeggiata sul mare, accompagnato da un tramonto bellissimo. Ho visto giovani seduti sulla spiaggia a godersi il mare con serenità, famiglie, bambini, sportivi che giocano a pallavolo e si allenano, coppie di innamorati che si godono il tramonto, persone che nonostante la guerra continuano semplicemente a vivere e prosperare. E ho visto anche le famiglie arabe di Jaffa festeggiare serenamente la loro festa di Eid al-Adha. Jaffa e Tel Aviv, unite dallo stesso mare e dallo stesso lungomare, mi sono sembrate in quel momento legate anche da un senso semplice e profondo di convivenza e normalità.
Forse è proprio questo che molti non riescono più a vedere: che dietro le narrative ideologiche, le immagini deformate e le polemiche continue, esiste ancora la vita reale delle persone che desiderano vivere in pace e sicurezza. E forse è proprio qui che ritrovo il significato profondo delle parole della Torah: “Ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita”. Israele, nonostante tutto, continua a scegliere la vita.