TESTIMONIANZA DA TEL AVIV – La parola d’ordine è prevenzione della minaccia: così Israele e Usa hanno colpito l’Iran
di Giuseppe Kalowski - 28 Febbraio 2026 alle 12:13
DAL TEL AVIV
Questa mattina Israele, insieme agli Stati Uniti, ha lanciato un attacco preventivo contro l’Iran. Alle 8:17 le sirene hanno svegliato l’intera popolazione, allertata dall’Home Front Command e invitata a seguire le istruzioni operative. Aeroporti, scuole e tutte le attività previste per le festività di Purim sono state annullate.
L’attacco di questa mattina segna un cambiamento profondo nel modo di concepire la sicurezza. La minaccia iraniana viene affrontata non più attraverso contenimento o deterrenza, ma mediante anticipazione militare operativa. Non si attende più che il pericolo maturi. Lo si colpisce prima. Per la seconda volta, l’approccio cambia: non gestione della crisi, ma prevenzione della minaccia. La vera novità è l’asse strategico israelo-americano che ha deciso di uscire dalla logica reattiva degli ultimi anni. Israele e gli Stati Uniti non operano più solo come sistema di difesa coordinato, ma come piattaforma unitaria di intervento.
La parola d’ordine è semplice: la minaccia va neutralizzata prima che diventi fatto compiuto. L’operazione indica che la cooperazione tra Israele e Stati Uniti non è più un ombrello difensivo, ma uno strumento operativo. Non si aspetterà più che le minacce si consolidino per poi gestirle attraverso mediazioni internazionali. Gli equilibri costruiti attraverso proxy regionali non saranno più tollerati sotto forma di conflitti a bassa intensità.
La soglia della pazienza strategica è stata superata. L’attacco inaugura una fase in cui la stabilità non sarà cercata attraverso compromessi fragili, ma attraverso la ridefinizione diretta dei rapporti di forza. Israele, di concerto con Donald Trump, ha scelto di affermare un principio destinato a segnare la nuova fase regionale: la sicurezza non è negoziabile.