Trump nel caos: volta le spalle a Israele e permette a Hezbollah di riarmarsi

di Marco Del Monte - 6 Giugno 2026 alle 08:21

Le guerre in corso stanno mostrando la cruda realtà: l’Occidente giudaico-cristiano e il post-comunismo russo sono alle corde. I due ex imperatori, Trump e Putin, aspettano la caduta come se fossero i due personaggi Estragone e Vladimiro, del pezzo teatrale che Samuel Beckett scrisse nel 1948. Mentre aspettano, litigano, si minacciano, si riconciliano, filosofeggiano e, intanto, i nemici si riarmano e si riorganizzano. Trump sta mostrando il suo complesso d’inferiorità nei confronti dell’Iran, e Putin è sempre più scioccato dalle nuove iniziative degli ucraini che hanno bombardato il simbolo sacro del (finto) zar: S. Pietroburgo. I francesi dicono “à la guerre comme à la guerre”, che vuol dire che quando si è in ballo si deve ballare, mentre il presidente americano ha bloccato la guerra all’Iran proprio quando stava vincendo: la guerra dei dodici giorni è stata un disastro, soprattutto perché è finita come tutte le guerre mediorientali degli ultimi 50 anni, cioè con un “cessate il fuoco” inutile e pericoloso, soprattutto per chi sta vincendo.

La classe dirigente iraniana è erede della diplomazia dei Persiani, ha tremila anni di storia e ha irretito tutti i grandi condottieri che hanno cercato di conquistare questo Impero d’OrienteA queste innate capacità, si è aggiunto il credo islamico sciita, sostanzialmente messianico, che ha poche certezze, ma incrollabili. Nel loro vocabolario, la parola “sconfitta” (hazima) è stata cancellata e, al suo posto, è stata messa la parola “pazienza” (sabr, isbir), in base alla quale possono aspettare tutti i “Godot” del mondo. Sull’altro fronte, Putin non ha considerato che i suoi generali venivano dall’accademia militare ucraina, dove i russi erano allievi e gli ucraini maestri, e solo ora se ne sta rendendo conto.

Per tornare all’Iran, Trump, con le sue indecisioni e con il suo eloquio roboante, sta riesumando la sconfitta che Jimmy Carter subì nel 1979, quando gli iraniani occuparono l’ambasciata, trattenendo degli ostaggi per due anni. Per di più, in quell’occasione, due elicotteri americani si scontrarono in volo, provocando la morte di venti militari. Il ricordo di quel fatto traumatico, manifestamente, non è stato assorbito, mentre per gli avversari è stato un ricostituente. Nei mesi di tregua Trump ha avuto tutto il tempo di inimicarsi il Congresso, di mettersi contro alcuni esponenti repubblicani, litigare col sistema giudiziario e col Dipartimento del Tesoro, nonché con i Paesi arabi del Golfo Persico, che non riesce a difendere dai missili iraniani.

Mentre l’Iran ha ripristinato il 70% delle rampe di lancio, ha rimpolpato il numero dei missili e ha bloccato lo Stretto di Hormuz, in effetti, gli Usa hanno tenuto due portaerei, con relative squadre d’appoggio, ferme un anno, cinquemila marines inoperosi, due squadre di navy seals a fare le parole crociate e per di più tengono fermo Israele, che rischia di vedere il riarmo di Hezbollah vanificare tutto ciò che ha fatto finora. Inoltre, i Paesi europei stanno mostrando già da vent’anni la rassegnazione all’invasione islamica, di cui si hanno prove sempre più certe e preoccupanti.

L’insieme dei Paesi appartenenti all’Ue sta ripetendo esattamente la parabola dell’impero romano d’Occidente: è vecchio, annegato nei vizi e nell’ozio mentale, con valori religiosi al limite dell’atrofia, rifiuta tutti i lavori che ritiene degradanti, come quello del bracciante agricolo, e sta portando ai minimi termini il tasso di natalità. Matrimoni al punto più basso, figli fatti in età già matura, mentre i musulmani hanno una fede viva e totalizzante, hanno un altissimo tasso di natalità che ha come risultato immediato l’età media bassa, che vuol dire un numero di giovani adatti a tutti i lavori. Il quadro, purtroppo, è questo e ogni giorno che passa segna un punto a nostro svantaggio.

Tornando alla guerra con l’Iran, tra mercoledì e giovedì la Camera ha intimato di ritirare le truppe dall’Iran a Trump, che può porre il veto a suo rischio e pericolo; è come se a un trapezista non più giovane si togliesse pure la rete di protezione. Insomma, il vecchio Re Leone vede avvicinarsi le iene: non è un bel quadro.

Il grande archivio di Israele

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