Trump soffre di un senso di accerchiamento: l’attacco a Papa Leone XIV può essere un boomerang per gli Usa

di Marco Del Monte - 14 Aprile 2026 alle 13:47

Durante la Seconda guerra mondiale fu coinvolta pesantemente anche la Russia di Stalin, che in una conversazione con Churchill e con Roosevelt sull’influenza del Vaticano sul conflitto chiese quante divisioni avesse il Papa, convinto che l’unico modo per affermare le proprie ragioni fosse la potenza militare. Un secolo fa, probabilmente, la domanda poteva anche essere ammissibile per un capo di Stato che non aveva mai visto Roma, ma che oggi il presidente degli Stati Uniti d’America si ponga un quesito analogo non appare altrettanto comprensibile. Certo, i discorsi del Papa appaiono come esortazioni alla pace, e se fossero dette da un capo di Stato assumerebbero ben altro significato, ma da qui ad accusare il Pontefice di “codardia” ce ne corre. Per capire, però, occorre inquadrare il problema nel modo più asettico possibile.

In questo momento particolare, Trump si sente tradito da tutti e ciò che ha detto non farà che aumentare questo senso di accerchiamento, nella speranza che ciò non sia foriero di conseguenze inimmaginabili. Secondo un metodo del tutto personale, sono abituato a fotografare le situazioni per cercare di delimitare e risolvere i problemi, senza sprofondare negli abissi del passato. La prima cosa da tenere presente è il senso di umiliazione che gli Stati Uniti provano tuttora per l’episodio degli ostaggi americani sequestrati a Teheran all’epoca della presidenza di Jimmy Carter, (4 novembre 1979) ferita che non si è mai rimarginata. La seconda è la questione migranti, sulla quale ha assunto una posizione netta, impegnando anche le forze speciali interne, che molti tribunali gli contestano, così come la questione del terrorismo islamico. L’elezione di Mamdani a sindaco di New York ha aggiunto sale sulla piaga, anche perché le condizioni della città sono peggiorate e molte attività sono state trasferite altrove per sfuggire alle pesanti iniziative economiche assunte dal sindaco nei loro confronti.

Sul piano internazionale è in atto una guerra che Trump ha intrapreso nella certezza di salvare l’Occidente dall’onda islamica, la cui punta di diamante è costituita proprio dall’Iran. L’Occidente nel suo complesso, però, si è tirato indietro, specie quello europeo che appare a Trump come un parassita che sfrutta l’America senza dare nulla in cambio. In questo quadro si inserisce la Nato, della quale gli Usa sono il maggiore azionista. Trump ha chiesto ai vari Paesi di incrementare le spese militari per il suo mantenimento: la risposta è stata negativa e i singoli Paesi, con varie sfumature di grigio, hanno anche negato o limitato fortemente l’uso delle basi Nato per la guerra all’Iran.

La strategia messa in atto dal Paese islamico è ricattatoria, sia moralmente che militarmente; infatti usano gli scudi umani con la massima spregiudicatezza; l’Europa, ipocrita e non caritatevole,  percepisce (o fa finta di percepire) i numerosi morti civili dovuti a questa pratica, come un crimine verso l’umanità commessi non dagli iraniani, ma dagli Stati Uniti, mentre Trump lo vive come un inganno di Troia e vorrebbe che l’Iran pagasse anche per questo. Il blocco dello Stretto di Hormuz attuato dall’Iran, che ha minato anche le acque internazionali, applicando inoltre un pesante balzello alle navi che decide di far passare, non è tollerato da Trump. C’è poi la truffa dei documenti presentati ai colloqui di pace iniziati (e morti) in Pakistan, redatti in farsi e in inglese con macroscopiche differenze tra i due testi che, secondo gli americani, nei documenti in farsi introducono concessioni non concordate.

I Paesi più ostili alla “guerra di Trump” sono Paesi cattolici, come Francia e Spagna, tra i quali lentamente sta scivolando anche l’Italia. Qui si inseriscono le parole pronunciate da Papa Leone XIV nelle varie manifestazioni religiose pubbliche dall’alto pulpito della finestra in piazza S. Pietro, in Vaticano. Le frasi non contengono nomi, ma fatti facilmente riconducibili al presidente americano, al quale il Pontefice addebita per intero il male di questa guerra, anche se, per la verità, nell’ultima Omelia sono state nominate anche le stragi di cristiani in Sudan. Vari episodi sono stati poi descritti in senso assolutamente negativo, come quello del carro armato israeliano che avrebbe urtato un veicolo dell’Unifil in Libano e che tutti i media (giornali, tg, social) hanno descritto come una provocazione.

Questo è il quadro che Trump ha trascurato e che, naturalmente, sta diventando un nuovo boomerang per l’America. Il Papa, nella sua veste di pastore di genti, può dire cose che un politico non può dire e non può certo giustificare la morte anche di un solo essere umano; forse quello che auspica Trump è che il Papa sia equanime con tutti quelli che combattono le guerre, ma lo poteva dire in un altro modo.

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