Ucraina e Israele, la guerra è la stessa e ha una cabina di regia: Russia e Iran

di Marco Del Monte - 31 Marzo 2026 alle 10:53

Il 24 febbraio 2022 la guerra muta tra Russia e Ucraina ha fatto sentire la sua voce: Mosca ha rotto gli indugi e ha attaccato con la convinzione di condurre in porto una “blitzkrieg”. Questa idea di Putin era basata soprattutto sulla manifesta debolezza di Joe Biden, uscito malconcio dalle elezioni di midterm e in precarie condizioni di salute; altro fattore considerato favorevole era la palese indifferenza dell’Europa e la sua dipendenza dal gas russo; infine non era stata presa in considerazione la resilienza del popolo ucraino. In effetti, il fronte americano ha taciuto fino all’arrivo di Donald Trump, mentre si è fatta viva l’Inghilterra.

Putin ha ignorato la storia, perché avrebbe dovuto ricordare che l’Inghilterra da sempre nutre sentimenti ostili nei confronti della Russia, sentimenti consolidati nelle vicende della guerra di Crimea (seconda metà del XIX secolo) e nella lunga battaglia tra i Servizi (M16 inglese e KGB sovietico) narrata da Ian Fleming nella saga dell’agente 007. L’Inghilterra da subito ha dato supporto all’Ucraina sia di Intelligence che sul campo, riuscendo via via a risvegliare un minimo di sentimento occidentale negli altri Stati come Francia e Italia. La guerra di aggressione russa è andata avanti occupando per quasi due anni le prime pagine dei giornali.

Il 7 ottobre 2023 l’Iran (da sempre alleato della Russia) ha dato inizio all’attuale guerra in Medio Oriente, scatenando uno dei suoi proxy, cioè Hamas, contro Israele. Anche il signor Khamenei, però, ha fatto male i suoi calcoli, perché Israele – divisa e apparentemente debole per aver trascorso un anno di manifestazioni contro Netanyahu e la sua riforma della giustizia – si è immediatamente ricompattato per far fronte alla dichiarazione di guerra di Teheran. Negli Usa, intanto, montava la campagna elettorale che si sarebbe conclusa il 5 novembre 2024 e che ha riportato Trump alla Casa Bianca.

La Russia cominciava ad avere problemi sul campo, soprattutto perché l’Ucraina, sfruttando la tecnologia inglese, iniziava ad avere il sopravvento con l’uso di droni molto più sofisticati di quelli russi. Ecco la prima liaison: l’Iran ha cominciato a fornire i suoi droni e i suoi missili alla Russia, che ha ricambiato (e ancora lo sta facendo) fornendo assistenza di Intelligence e i suoi satelliti spia, oltre a fornire assistenza in campo nucleare.

Un altro attore, poi, s’intravede dietro le quinte: la Corea del Nord, che ha mandato in Ucraina addirittura un corpo di spedizione di 10mila uomini; la stessa Corea che ha fornito assistenza ad Hamas per la costruzione dei tunnel e per il posizionamento dei missili. Nel frattempo l’Ucraina ha sviluppato una tecnologia a basso costo per la realizzazione e l’impiego di droni antidroni, basandosi su una banalità apparente. La forza aerea ucraina, rispetto a quella russa che possiede Mig di quinta e sesta generazione, è composta da aerei vecchi e poco veloci, alcuni dei quali a elica. Questa manifesta debolezza, però, si è trasformata in forza, perché questi vecchi aerei sono micidiali per i droni, che possono volare a una velocità massima di 2-300 km/h. Gli aerei a elica raggiungono al massimo una velocità di crociera di 5-600 km/h, sufficiente a colpire anche cinque droni con un solo volo. Gli ingegneri ucraini hanno trasferito questa applicazione su droni dal telaio molto economico.

Si dà il caso ora che anche Israele e gli Usa sono in difficoltà con i droni iraniani, mentre l’Ucraina non ha come difendersi dai missili. Queste due debolezze ora hanno indirizzato le guerre in un altro modo. L’Ucraina offre i suoi droni e Israele l’Iron Dome. L’Inghilterra, inoltre, sta uscendo dal guscio, perché si è decisa a difendere il Mar Rosso, oltre ad aiutare l’Ucraina. Da ciò deriva la saldatura delle due guerre che Russia e America combattono a distanza, pur agendo sul terreno ucraino l’una in Iraq e nei Paesi del Golfo l’altra, nella speranza che l’Ue batta un colpo, prendendo atto che si tratta di una guerra sola e smettendola di assecondare i falsi pacifisti che manifestano quasi quotidianamente, sfasciando le città.

Il grande archivio di Israele

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