Violenze, abusi e contrabbando di aiuti umanitari: Hamas ricatta ancora i civili di Gaza
di Marco Del Monte - 25 Luglio 2026 alle 17:33
Mentre si inasprisce la guerra con l’Iran, Gaza, finita nel dimenticatoio, riemerge dall’oblio per “colpa” dell’Onu, che dà una notizia a favore di Israele. Detta così, sembra una follia, e il fronte pro-Pal, spiazzato, si sfoga a Bologna, dove un’altra manifestazione si è trasformata in guerriglia urbana con molti poliziotti feriti, di cui alcuni in modo serio. L’Onu ha denunciato che Hamas blocca gli aiuti destinati alla Palestina, tra intimidazioni, violenze, tentativi di contrabbando e abusi.
Come mai l’organismo internazionale che fino ad ora ha ascoltato e riportato soltanto le teorie di ben determinati rapporteur, oggi si sveglia con questa presa di posizione? Innanzitutto c’è da considerare che il mandato di Guterres è agli sgoccioli, e uno dei nomi che può sostituirlo è Gianni Infantino, italo-svizzero attualmente presidente della FIFA, amico di Donald Trump e sulla cresta dell’onda per i mondiali di calcio che si sono conclusi domenica scorsa. Ma c’è un altro motivo ben più serio, ed è che le organizzazioni palestinesi sono fortemente inquinate da un sistema mafioso ben radicato sul territorio dove agisce indisturbato, poiché sia Hamas che Al Fatah sono venuti a compromessi.
Questo sistema è del tutto funzionale alle azioni di Hamas (soprattutto) perché controlla il territorio, spartendo i profitti. Globalmente è un sistema criminale che è andato “in sonno” nei momenti in cui c’era la presenza dell’esercito israeliano. La piccola e sconosciuta organizzazione terroristica Kata’ib al-Mujahideen, che però nasce come scissione politico-militare delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, è responsabile dello scioccante omicidio di Shiri Bibas e dei suoi figli. L’organizzazione estremista salafita è composta da due potenti clan della Striscia di Gaza meridionale, tra Khan Yunis e Rafah: le famiglie Abu Sharia e al-Husseina. Entrambe le famiglie hanno iniziato come organizzazioni criminali affiliate a Fatah e impegnate nel contrabbando verso l’Egitto e in operazioni contro Israele. Oggi si sono stabilite sulle rovine dell’insediamento di Morag, che è stato evacuato come parte del piano di disimpegno.
Secondo alcune stime, l’organizzazione avrebbe avuto un ruolo importante nel piano di scavo dei tunnel e avrebbe contribuito ad armare le organizzazioni terroristiche nella Striscia di Gaza. Questi clan sono funzionali a un sistema corrotto e privo di ogni organizzazione democratica e, quindi, non c’è da meravigliarsi se, ritiratosi l’esercito israeliano, tutto sta ritornando “alla normalità”. Tra le attività riprese alla grande c’è il sequestro dei beni di prima necessità che arrivano a Gaza con regolarità, checché ne dicano i pro-Pal nostrani. Questi beni, che la popolazione dovrebbe avere gratuitamente, sono rivenduti a prezzi da usura, e chi non paga può pure morire di fame, tanto poi il mondo continuerà a bearsi nell’incolpare Israele di genocidio.
Qualche giorno fa l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha denunciato una pesante interferenza nella distribuzione alimentare, mentre il giorno precedente due camionisti erano stati aggrediti e derubati del carico di aiuti a Jabalia. Ramiz Alakbarov, vice coordinatore speciale dell’Onu per il Medio Oriente, ha denunciato minacce, violenze, abusi e contrabbando di beni. Il rapporto di HIAS, organizzazione internazionale per la tutela dei rifugiati, ha confermato tutto ciò, ma di questo le piazze europee non parlano e nemmeno i media. L’organizzazione mondiale delle comunità LGBTQ+, infine, ha denunciato che un gruppo di omosessuali che si era recato a Gaza per portare aiuti è scampato miracolosamente a un agguato, rifugiandosi in Israele: sic transit gloria mundi.